VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"I WILL SURVIVE" DEI GARTENAs long as I know how to love I know I’m still alivedi Marianna Sassano Cumuli di scotch e cartone strisciano a terra; la scena, invasa dalle immondizie, produce esseri deformi e diffidenti come ratti nelle discariche di una città; tutto si muove, lentamente, impercettibilmente, e trova nuove forme, nuove figure.
Gli uomini non si vedono in questo angosciante, poetico, lucidissimo I will survive, firmato da Giorgia Maretta e Andrea Cavallari per i Garten – performing art group - e messo in scena al Teatro alle Maddalene per il Tam di Padova; si manifestano solo attraverso il movimento e attraverso propaggini posticce, come esseri rinchiusi in gabbie di isolamento dalle quali tentano un’uscita. Un ricordo di natura cinematografica riaffiora alla mente: quel grido disperato e disilluso, “io sono morto, io sono morto” del bambino rinchiuso nel buco, in quel Io non ho paura che Gabriele Salvatores prese da Niccolò Ammaniti. Stessa sensazione di degrado e di sconforto, e di schifo per ciò che sta attorno; stessa lucida presa di coscienza di una situazione di non ritorno, rinchiusi in un buio esistenziale tremendo nella resa scenica dei pochissimi punti luce disegnati da Fabio Bozzetta. Eppure, I will survive. Sopravviverò, allora, a un avanzare sovrastante di rifiuti che domina le nostre vite e le trasforma; sopravviverò, anche se io, uomo, sto creando da me totem psicologici e fisici: mostruosi, altissimi, imponenti, e allo stesso tempo fragili, perché tutto potrà crollarmi addosso in un istante; sopravviverò, e mi nasconderò dietro dalle barriere di merda che sto producendo con le mie mani. Tre interpreti in scena, Andrea Cavallari, Andrea Rimoldi e Beatrice Sarosiek, abilissimi nel non farsi mai vedere, interagiscono in un fluire inarrestabile con la musica di scena. In uno scenario da fine del mondo (è il giorno prima, o il giorno dopo?) i suoni arrivano anch’essi da lontano, da un lontano emotivo che non trova forme note di espressione; e perciò si modella in continuazione su ciò che gli occhi vedono, sulle pulsioni e sui sospiri, e si riversa in un’unica corrente che ingloba stimoli, input, percezioni dal palcoscenico e li crea lì, in quell’istante, irripetibile. Paolo Calzavara - Pax, dalla regia, produce in diretta i suoi live electronics, rarità assoluta nel panorama della danza e del teatro, dove vengono normalmente utilizzate basi pre-registrate su cd; e lo spettacolo di volta in volta cambia, si nutre di sonorità diverse, di nuove sfumature. Interpretazione, scena e musica sono il regno – o il resto? - del non umano, del non naturale. Anzi: del non più umano, che nulla ha più a che fare con la natura. Ed è, allora, arrivati al punto di massima disillusione, che i Garten sembrano suggerire una soluzione. Un piccolo extraterrestre solitario si aggira per la catastrofe impaurito, alla ricerca di cibo-monnezza. Scatta, è guardingo, si muove veloce, qualcosa gli scivola, il cibo gli cade; sembra tornare indietro, quando un altro androide, robotino anch’esso, esce allo scoperto, lo aiuta a recuperare ciò che da solo non è in grado di agganciare con i suoi arti maldestri. I will survive, eccolo qui: sopravviverò, se non sarò solo; ce la farò, se troverò solidarietà. I will survive, e sarò vivo. Proprio come quel bambino rinchiuso nel buco. I WILL SURVIVE è una produzione Garten in coproduzione con Danae festival – Progetto Ares. È progetto finalista al Premio Vertigine 2010 e Premio Mondo 2010. foto di Corrado Tagliabue
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





