mercoledì, Settembre 2, 2026
Home Arte Mostre “ANNIBALE CARRACCI “

“ANNIBALE CARRACCI “

Finalmente una retrospettiva su Carracci, al Museo Civico Archeologico di Bologna fino al 7 gennaio 2007

Desta meraviglia che un pittore vissuto timidamente e pudicamente, morendo di “melachonia” a 49 anni, fosse stimato e onorato dallo stravagante, vendicativo, sanguinario e geniale Caravaggio. Forse perché agli inizi l’intraprendente giovane pittore bolognese Annibale Carracci (1560 – 1609) guardò a lui come maestro e ispiratore, oltre che ad ammirarne le doti.
Bologna a questo figlio famoso dedica nelle sale del Museo Civico Archeologico la prima esposizione esclusivamente a lui, il più giovane e più dotato dei tre Carracci (il fratello Agostino e il cugini Ludovico, gli altri due).

Costretto, per la sua autonomia artistica, a scansarsi dalla pettegola e mordace compagnia dei pittori bolognesi, si porta a Parma, Reggio Emilia e Ferrara, dove interpreta il mondo religioso non secondo i canoni ferrei imposti dalla Controriforma: le sue Madonne, il mondo biblico, la fragrante innocenza dei fanciulli escono dal suo pennello pregnanti di umanità, di vita fotografata nelle piazze e per le strade brulicanti di spontaneità e di cruda realtà.

Famelico di apprendere e mai sazio di ciò che impara, si porta a Roma, abbacinato dal raffinato estetismo di Raffaello e quindi a Venezia dove il cromatismo di Bassano, Tintoretto, Tiziano e in modo particolare del Veronese, lo seduce e lo spinge a lussureggiare le sue tele.
All’inizio Roma gli fu economicamente strozzina nella persona del tirchio mecenate Odoardo Farnese: costretto “in una stanzetta alli tetti” e “a tirar la carretta tutto il dì come un cavallo e far loggie, camere e sale, quadri….” Sempre e comunque da ringraziare l’economicamente stitico cardinal Odoardo per essere stato il duro committente degli affreschi della mirabile volta della galleria del casato suo.

I curatori della mostra, Daniele Benati e Eugenio Riccomini spiegano l’impossibilità di non aver potuto raccogliere tutta l’opera di Annibale sia perché ci sono musei troppo gelosi dei loro quadri, sia perché l’artista si è prodotto in cicli di affreschi per loro natura inamovibili.
“Certo – affermano – che una mostra non vale per il numero di opere che si riesce riunire, ma per quello che riesce a raccontare”.
Hanno saputo di conseguenza far raccontare brillantemente in questa rassegna rigorosamente monografica, articolata in otto sezioni che paradigmano l’esistenza e l’ispirazione del pittore.
Gli autoritratti della prima sala ci spalancano sulla tormentata “autobiografia interiore” di Annibale e sulla sua frenetica, non assolata attività. Speculare infatti è l’autoritratto “col cappello a quattr’ acque” di Parma (1693) in cui, oltre all’abbigliamento professionale, l’autore ci appare con lo sguardo rassegnato di fronte all’alternarsi di un quadro esistenziale burrascoso.

Via via si assiste al suo distacco dal Manierismo per contemplare il suo immergersi nella vivacità della vita quotidiana e nello spirito popolare. L’artista restituisce dignità ai vari mestieri della gente umile dipingendo ad esempio la grande macelleria della Christ Church Picture Gallery, ora a Oxford e la piccola macelleria di Kimbell Museum di Fort Woth, accolta in mostra.
Fu proprio il rimbrotto dei pittori bolognesi per il suo “Crocefisso con i dolenti” – dipinto con “voluta trasandatezza” , con il colore “impastato a grumi rudemente” e per l’aderenza al vero, che preferì involarsi altrove.
Fu a Reggio che esegue i capolavori esposti nella quarta sezione: “L’Assunzione della Vergine” e “La Madonna di s. Matteo e quella di s. Lucca”. Vi si scorgono le sue attenzioni ancor più precise alla realtà e soprattutto al festoso cromatismo veneziano. La Madonna Assunta è vista come una matrona appagata, attorniata da vivaci putti, simili a fanciulli del popolino.
La Madonna in gloria sulla città di Bologna – quinta sezione – sottolinea il suo nuovo linguaggio aulico dai tocchi epici e dai richiami di sotterranea nostalgia per la sua città.

Nella sesta sezione traspare il sogno dell’antico da parte del Carracci, il suo impatto con il palcoscenico romano, il più eletto e auspicato per un artista. L’influsso di Raffaello e dell’arte antica si mescolano nelle sue tele riuscendo, in un eclettismo del tutto personale, a unificare linguisticamente la pittura su base italiana. Esemplare è l’incoronazione della Vergine, impaginata sulla visione della “Disputa del Sacramento” di Raffaello.

Siamo nel periodo (1598-1600) della creazione degli affreschi della volta a Palazzo Farnese in cui Annibale unisce il colorito della scuola lombarda alla eloquenza del disegno della scuola romana. Dalla volta alle tele Annibale si tiene fedele a questo stile. Ecco allora la pale d’altare di “Cristo in gloria e santi con Odoardo Farnese” e la famosa decorazione della “Pianeta”
Breve fu il periodo della fama e della notevole rendita economica: i primi segni del male si facevano sentire. Intelligentemente, sul versante psicologico, i due curatori hanno posto nell’ultima sezione della mostra le tre redazioni della Pietà pur realizzate in tempi precedenti: agghiacciante e insieme colma di sublime trasfigurazione, tradotta sulla tela mediante la progressione del bianco che da marmoreo si avvia verso lo splendore di una luce accesa. Specchio, queste tre tele, del lento, riflessivo, religioso, non disperante avvio di Annibale Carracci verso l’estremo addio.

“ANNIBALE CARRACCI “
dal 21 settembre 2006 al 7 gennaio 2007

Bologna – Museo Civico Archeologico vai alla scheda di questa sede
Via Dell’Archiginnasio 2 (40124)
Info: tel 051 2757211, fax 051 266516
mca@comune.bologna.it, ww.comune.bologna.it/museoarcheologico/
Biglietti: intero € 9, ridotto € 7,5, ridotto scuole € 4
Orari di ingresso: 9.00-19.00 da martedì a venerdì, 10.00-19.00 sabato, domenica a festivi. Chiuso lunedì
Vernissage: 21 settembre 2006
www.mostracarracci.it