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“BENVENUTI IN CASA SIMPSON” DI Francesca Barbolini

Fenomenologia di una famiglia media americana

Chi sono, cosa fanno, come si esprimono e in che modo si rapportano con la società. Ecco i quesiti a cui Francesca Barbolini cerca di dare una risposta sui protagonisti della sit-com più duratura della storia del cartoon americano: «in diretta da Springfield… i Simpson!»

I Simpson, un cartone animato, e come tale nell’ottica comune è destinato a un pubblico di giovani o giovanissimi. Se si parte da questa breve e nota premessa l’analisi dei che cosa siano veramente i Simpson non porta molto lontano.
Definire univocamente che cosa siano è un’impresa piuttosto complicata che implicitamente sfugge alla logica che regola un cartoon.
Francesca Barbolini dedica addirittura un capitolo per spiegare questo complesso meccanismo di intreccio di generi. Partendo dalla definizione di genere, che si applica a qualsiasi evento comunicativo, indipendente dalla sua forma, la Barbolini, si sofferma sul genere televisivo e solo dopo aver espresso chiaramente il contesto può inserire quegli elementi caratterizzanti che fanno dei Simpson tanto un cartoon che una sit-com, o come li definisce il loro creatore Matt Groening «l’allucinazione di una sit-com».

In effetti il mondo Simpson può sembrare allucinante, ma, grazie alla ampia presentazione dei cinque protagonisti e dei personaggi che ruotano attorno a questa famiglia americana ci rendiamo conto che alcune situazioni, seppur paradossali e volutamente caricate, non si discostano più di tanto da una reale quotidianità americana e in generale umana.
Forse non tutte le famiglie hanno un padre che lavora in una centrale «nuculare», di cui non riesce nemmeno a pronunciare il nome correttamente, ma che sia perennemente annoiato dal proprio lavoro e che cerchi, dove può di divertirsi e di prendere in giro il prossimo, a volte inconsapevolmente, forse sì. Oppure chi non ha un ragazzino che in classe è l’idolo dei teppisti, ma che in situazioni particolari sa essere dolce, comprensivo e sensibile; o di una bambina di soli otto anni che in classe e nella vita è una saputella e che tutti non sopportano proprio per la sua pedanteria. O ancora Marge, mamma, moglie, casalinga, colei che mette metaforici paletti per contenere l’esuberanza del marito e per non far naufragare la famiglia in chissà quali disavventure. Per non parlare del nonno un po’ rimbambito, rinchiuso nel «Castello di riposo», ma che fa frequenti incursioni nella vita dei Simpson e che riconduce tutto alla sua esperienza di soldato nella seconda guerra mondiale. E c’è ancora il vicino Ned Flanders, la taverna di Boe, l’arcigno Mr. Burns, il reverendo Lovejoy (e il sensazionale rapporto con la religione) e molti altri ancora.

Il divertente e interessante saggio di Francesca Barbolini inquadra la società Simpson in molti dei propri risvolti e non manca di analizzare anche il fenomeno mediatico legato a questa famiglia conosciuta e apprezzata ormai in tutto il mondo.

Da segnalare inoltre l’utile bibliografia sui Simpson, ma a volte la pedante spiegazione di alcuni concetti rimandati a una bibliografia piuttosto generica e generalistica.

Un saggio, infine, che verrà apprezzato sia da chi ama in modo smisurato Homer e gli altri, come il sottoscritto, ma anche da chi si voglia fare un’idea a tutto tondo della realtà della più «mitica» delle famiglie americane.

F. Barbolini, Benvenuti in casa Simpson, Piombino, Il Foglio, 2006, pp. 123, € 12