mercoledì, Maggio 20, 2026
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“Decameron. Vizi, virtù e passioni” con Stefano Accorsi

Lo spettacolo porta a teatro sette novelle dell’opera di Boccaccio. Nella finzione scenica, Stefano Accorsi capeggia un’allegra e scanzonata compagnia di giro che arrangia come può la messinscena dell’opera.

La selezione delle novelle intende essere il più possibile varia: alla leggerezza dell’episodio di Calandrino (beffato dai suoi più astuti compagni, Bruno e Buffalmacco) e di Masetto (fortunato ospite di un convento di monache poco osservanti) si alternano le storie più drammatiche di Elisabetta da Messina e dei suoi crudeli fratelli e dell’amore soffocante di Tancredi per la figlia Ghismunda.

Gli attori interpretano sia i narratori delle novelle, cioè sei dei dieci giovani fiorentini che si succedono nel racconto del Decameron, sia i personaggi protagonisti delle storie stesse. Sostituendo però, come detto, l’idilliaca casa del Decameron, con una fatiscente roulotte attorno alla quale ruotano i tre attori e le tre attrici che danno vita all’opera; lo fanno con vivacità e ironia, non rinunciando a parecchi interventi che rompono la finzione scenica e che riescono bene, il più delle volte in forme farsesche, nello scopo di dare una forma anche alla vita della compagnia di giro (mancanza di attori e di denari, necessità di riciclare i costumi, contrapposizione tra l’amoralità degli attori e l’idealismo del capocomico).

Questa nuova cornice dialoga bene con lo spirito dell’opera boccaccesca; i toni da commedia dell’arte colorano ulteriormente le novelle; efficace in questo senso l’uso del dialetto per connotare le storie servendosi anche dei cliché regionali: il forte senso della famiglia nella novella siciliana, la bonomia della società bolognese.

La scenografia riesce ad essere un valido corredo, grazie soprattutto alla capacità di sfruttare ogni funzionalità dell’anacronistica roulotte parcheggiata sul palco, sopra, sotto, dentro, intorno alla quale gli attori giocano e si muovono adeguandola all’ambientazione differente che richiedono le novelle raccontate.

In relazione all’Orlando Furioso, la precedente opera della letteratura italiana messa in scena dal duo Baliani/Accorsi (la prossima sarà “Il Principe”), il Decameron riesce ad essere più vivace, l’adattamento più ispirato e creativo. È una scelta decisiva in questo senso, affiancare all’attore principale un gruppo di validi comprimari. Accorsi piace di più quando è calato in situazione e recita insieme al gruppo rispetto a quando è chiamato a introdurre tutto solo lo spettacolo o la singola novella; ma tutti gli attori in scena, come prevedibile, risultano più bravi in certi ruoli e meno naturali in altri: Silvia Briozzo, ad esempio, è perfetta nei panni della moglie di Calandrino, più ingessata quando viene circuita da Frate Alberto.

Un ultimo appunto in conclusione. Se appare giusto e inevitabile per presentare il Decameron l’elogio all’arte del narrare, si perde un po’ per strada, invece, l’invito a riconoscere nella messa in scena quella forza critica che dovrebbe fungere da antidoto alle pestilenze dell’età moderna. Una forza critica che, sepppur presente in parte, non è certo tra le prime caratteristiche dell’opera di Boccaccio. De Sanctis scrive così :”[Con Boccaccio] sparisce dalla nostra letteratura l’intimità, l’estasi, la inquieta profondità di pensiero, quel vivere dello spirito in sè […]. Il ricordo dello spirito se ne va: viene il mondo della natura. […] l’interesse del racconto non è nella moralità degli atti, ma nella straordinarietà di cause e effetti […] è il mondo abbandonato alle sue forze naturali e cieche, nel cui conflitto rimane l’amore come una specie di diritto superiore, incontro a cui tutti hanno torto.”

Durata 1′ 45
_ di Marco Baliani
_ con Stefano Accorsi, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu, Naike Anna Silipo
_ adattamento teatrale e regia di Marco Baliani
_ drammaturgia Maria Maglietta
_ scene e costumi Carlo Sala
_ disegno luci Luca Barbati
_ produzione Nuovo Teatro in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola
_ foto di Filippo Manzini
Visto al Teatro Comunale di Treviso il 21 dicembre 2014