L’agevole volume di Michel Marie edito da Lindau per la collana Strumenti – Cahiers du Cinéma – propone un percorso lineare di lettura per prendere confidenza con il cinema muto.
Il cinema muto, di solito, è sentito dai non cultori del genere, come qualcosa di distante, di stantio, di polveroso, legato soprattutto alle comiche e a Charlie Chaplin. Naturalmente non è così. Basta avvicinarsi con spirito curioso a questo tipo di cinema per capire che il “muto” ha ancora molto da offrire ed è un mondo diverso e importante da esplorare con gli strumenti giusti.
Il cinema muto. Un linguaggio universale, non si propone come una semplice storia, riesce invece a concentrare in meno di un centinaio di pagine il cuore di questo cinema, analizzando i vari elementi che lo compongono come le didascalie, la presenza-assenza della musica, il montaggio, la periodizzazione e la diversificazione dei generi. Insieme a una scorrevole carrellata di dettagli più o meno tecnici, l’autore fornisce anche accenni alle pellicole, ai registi e agli attori più importanti, lasciando così aperti spunti di approfondimento.
Una parte interessante del volume è dedicata alla contemporaneità del cinema muto, ovvero l’accenno all’eredità che il “muto” ha lasciato anche nell’epoca del sonoro, soprattutto per quanto riguarda l’uso del silenzio.
Il libro di Michel Marie si rivela sicuramente utile per un primo approccio al cinema muto, per comprenderne la costruzione, e il valore, ma può anche essere considerato un agevole strumento di riflessione per chi vuole iniziare ad approfondire alcune tematiche legate a questo cinema.
Michel Marie, Il cinema muto. Un linguaggio universale, Lindau, 2008, pp. 96, euro 12,80.






