giovedì, Settembre 3, 2026
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INTERVISTA ALLA PFM

Franz Di Cioccio svela i retroscena della sua buona novella

Li ascoltiamo suonare da più di quarant’anni, ma non ci siamo affatto stancati. Bologna accoglierà a braccia aperte la Premiata Forneria Marconi domenica 10 aprile al Teatro EuropAuditorium, con il concerto La buona novella + Stati di immaginazione. Ce lo racconta Franz Di Cioccio.

Quando sentimmo parlare per la prima volta de La buona novella erano gli anni Settanta ed era tutto diverso.
C’era Fabrizio De André e c’era un’altra Italia; c’era la passione, soprattutto quella politica. Mancava però l’esperienza di oltre quarant’anni di concerti, dischi, tournée, sperimentazioni e collaborazioni musicali.

È proprio forte di questa lunga e ricchissima esperienza che oggi la Premiata Forneria Marconi riporta sul palco dell’EuropAuditorium di Bologna, il 10 aprile per la D&D Concerti, La buona novella, accompagnata da quegli Stati di immaginazioneche sancirono, tempo fa, la nascita di una “musica immaginifica”.

Si tratta di un progetto completo, denso di ricordi eppure al tempo stesso innovativo: già nel 2010 ha riscosso un grande successo in giro per l’Italia, ma continuerà ancora a far sognare fino alla fine di aprile, quando si concluderà il tour, per lasciare poi posto, a giugno, alla Pfm in Classic. Ma questa è un’altra storia.

La buona novella è sempre stato per noi un album molto importante – spiega Franz Di Cioccio – anche se quando lo registrammo, molti anni fa, partecipammo più che altro come suono, come musica, accompagnando un grande artista che era appunto De André.
Oggi invece riproponiamo un lavoro nuovo, i cui semi sono stati sì gettati in passato, ma si sono poi evoluti in un prodotto diverso. Da parte nostra il valore aggiunto è senza dubbio quello derivante da quarant’anni di esperienza musicale, che vuoi o non vuoi si fanno sentire. Infatti il disco presenta trenta minuti di musica in più rispetto all’originale e così la storia raccontata attraverso i testi diventa ancora più visibile”.

Una storia forte, che già all’epoca fece discutere.

F. D.C.: Si parlava di Cristo in chiave laica, a partire dagli studi che De André stesso aveva svolto sui Vangeli apocrifi. Più di ogni altra cosa gli interessava far emergere l’uomo che si riconosceva nei valori della fratellanza e della tolleranza, senza paura di andare contro il potere seppur munito soltanto della propria parola.
Il disco risultò molto amato ed ebbe un grande successo, anche se fu un po’ snobbato dalle radio.

Oggi La buona novella torna in scena e voi la definite opera apocrifa. Perché?

F. D.C.: Rispetto al lavoro che fece Fabrizio, questa è un’opera parallela, nascosta, che trova espressione solo ora, in quanto adesso possediamo finalmente i mezzi per poterle dare la giusta voce musicale.
Nei trenta minuti aggiunti, il suono svela con più forza determinati stati d’animo.
Per esempio, in Via della Croce abbiamo legato insieme cinque quadri musicali diversi all’interno di un unico brano, al fine di dare un’esatta connotazione musicale alla morte, ai Romani, alle donne, al popolo e agli apostoli. Allo stesso modo, ci piace molto la descrizione in note dei viaggi nel deserto compiuti da Giuseppe, prima di ricongiungersi alla moglie incinta.

E il pubblico come vi sembra che reagisca?

F. D.C.: Rimane molto colpito e dimostra una certa curiosità. Da parte nostra l’intenzione di base, affrontando di nuovo La buona novella, era quella di omaggiare Fabrizio De André, in occasione del suo compleanno (avrebbe compiuto settant’anni)… In un certo senso questo è stato il nostro regalo per lui.

Info:
www.teatroeuropa.it; www.pfmpfm.it