“MACBETH” DI SHAKESPEARE CON GIUSEPPE BATTISTON

Al Toniolo, un Macbeth che sorprende per potenza e intensità

Prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino e dal 
Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” il Macbeth di Shakespeare è andato in scena, con la regia di Andrea De Rosa, dall’8 al 10 marzo al Teatro Toniolo di Mestre.

Questo dramma, scritto intorno al 1606 da Shakespeare, ha da sempre affascinato spettatori e critici per la dura rappresentazione che il poeta dà della natura umana di fronte al potere e all’ambizione. Vi si riflette probabilmente il sentimento che lo stesso autore avvertiva nei confronti della realtà a lui contemporanea, in un’Inghilterra attraversata da grandi cambiamenti politici di cui il nuovo re, Giacomo I, già monarca scozzese, fu uno dei principali protagonisti. Ed è proprio a lui, grande promotore di Shakespeare e della sua compagnia, che le vicende del Macbeth sembrano ispirarsi: streghe e riti magici contro il sovrano, problemi all’interno della coppia reale, difficoltà ad avere figli, fanno infatti parte della biografia di Giacomo I.

La trama della tragedia è celebre: il protagonista, Macbeth, congiura insieme alla moglie per ottenere il trono del regno di Scozia e, dopo averlo ottenuto grazie all’assassinio del predecessore Duncan, cade in un vortice di paranoia che lo porta a diventare un crudele tiranno. Viene infine fermato da un altro nobile scozzese suo rivale, Macduff, al termine di un duello tra i due; è solo a questo punto che Macbeth comprende di aver erroneamente interpretato le premonizioni fatte da tre streghe, a cui si era inizialmente affidato. Uno dei temi cruciali dell’opera è, infatti, proprio la capacità di scelta di Macbeth, il quale fonda l’intero suo piano politico sulle rivelazioni delle tre streghe, commettendo però un errore fatale: ciò che a lui appare una promessa di potere e sicurezza si rivelerà in seguito soltanto la previsione della sua rovina.

Sta in questo espediente narrativo semplice, e perciò geniale, il nodo che permette a Shakespeare di organizzare la tragedia intorno a un testo breve e al tempo stesso tanto intenso. È infatti dalla capacità di decisione e dall’abilità con cui realizza i propri disegni politici che si comprende la natura di un sovrano; da questo punto di vista Macbeth compie invece il peggiore degli sbagli, poiché abbandona qualsiasi legame con la realtà e sceglie di seguire i propri fantasmi, alimentando paranoie e angosce. Più delle interpretazioni psicologistiche, che pure sono state avanzate a varie riprese, il valore del Macbeth di Shakespeare sembra essere proprio il confronto che l’autore riesce a mettere in scena tra l’uomo e i suoi desideri e, quindi, la costante tentazione che coglie gli uomini di fronte ai propri limiti e li induce a ignorare, o dimenticare, la loro stessa natura umana.

Il principale merito della rappresentazione vista al Toniolo sta allora nel riuscito tentativo di restituire allo spettatore la potenza con cui il testo originale dipinge il crollo interiore del protagonista. Pur non rispettando fedelmente l’organizzazione scenica originale, la regia di Andrea De Rosa – il quale ha già affrontato il Macbeth di Verdi in passato – rende al meglio la deformazione della realtà che l’ambizione del sovrano usurpatore opera su di lui e su quelli che lo circondano. Oltre alla prova dei due protagonisti, Battiston e Loliée, vanno senza dubbio segnalate le scelte musicali e scenografiche – in particolare le luci – che contribuiscono in modo decisivo a raffigurare l’opprimente cupezza che pervade l’atmosfera del testo, con accorgimenti di notevole dinamicità e impatto scenico.


traduzione: Nadia Fusini 

_ con: Giuseppe Battiston, Frédérique Loliée, Ivan Alovisio, Marco Vergani, 
Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Diana, Gennaro Di Colandrea

_ regia: Andrea De Rosa

_ spazio scenico: Nicolas Bovey e Andrea De Rosa

_ costumi: Fabio Sonnino

_ luci: Pasquale Mari

_ suono: Hubert Westkemper