giovedì, Settembre 3, 2026
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“PETRAMORPHOSIS”

Petramorphosis-viaggio nelle citta’ invisibili

Matera. L’incanto ipogeo, uno stupore millenario: non uno spettacolo qualsiasi, ma l’evento per eccellenza, per la sua incomparabilità in un apparato scenico di estrema autenticità, fra le labirintiche mura del Palazzotto del Casale di Madonna delle Virtù.

E’ appena stato rappresentato PETRAMORPHOSIS-VIAGGIO NELLE CITTA’ INVISIBILI dagli allievi della prima edizione lucana del master Cu.Ma. (Cultural Management) promosso dalla Regione Basilicata con il Fondo Sociale Europeo, e realizzato dal Polo delle Scienze umane dell’università Federico II di Napoli, in collaborazione con Stoà. Solo cinquanta per volta gli spettatori assemblati in un percorso all’interno del Sasso Barisano, in un “Viaggio nelle città invisibili”, liberamente ispirato al romanzo di Italo Calvino, autore europeo fra i più incisivi e lungimiranti. S’intitola “PetraMorphosis – questo itinerario di arte innovativa, con la palpabile sacralità artistica e teatrale di rivisitare in maniera autentica un paesaggio dalla natura surreale.

I Sassi si presentano infatti come ideale ambientazione fra arte e storia antropica. Il titolo “PetraMorphosis” nasce proprio dalla fusione di due concetti linguistici: metamorphosis, dal greco meta ossia invece, e morf ossia forma; petra in greco è roccia, indicativo dell’elemento archetipo della civiltà umana e delle espressioni architettoniche, quindi la città.
E sono Le città invisibili che Italo Calvino evoca per analizzare un io comune quanto impersonale, (fra simboli e sentimenti) che gli allievi fanno propri mediante un unicum di arti performative, dal teatro alla danza alla musica, unito ai linguaggi multimediali di video, suoni e luci.
Il legame tra l’uomo, il suo divenire e la natura è un concetto che proprio Calvino sintetizzava scrivendo: “l’uomo è solo un’occasione che il mondo ha per organizzare alcune informazioni su se stesso”.
PetraMorphosis comunica dunque l’idioma di una Matera quale elemento simbolo di una lucanità che appartiene ad ognuno di noi.

E i protagonisti (tutti lucani i ragazzi del Cu.Ma.) si muovono in uno scenario labirintico come un incubo, le voci fuori campo interpretano – città dopo città – il viaggio di Marco Polo secondo Calvino, fino alla corte del Kublai Kan, nella lontanissima Cina del suo tempo. Sembra paradossale che quel viaggio continentale fra terre e cieli aperti sia rinchiuso in un ipogeo: grazie ai movimenti di corpi eterei la scena si dipana nei diversi ambienti illuminati con sapienti giochi di luce: nicchie illuminate dove gli attori danzano evocando viaggi interiori, mentre un diogene barbuto ci accompagna con un bianco ombrello illuminato. Gli spettatori non sono che una folla di ombre impressioniste, perché non è spettatore nel senso classico, è parte della performance: PetraMorphosis non è uno spettacolo, è un viaggio che sovverte l’equazione “dittatura dello spettatore” (secondo un concetto decretato dalla Biennale di Venezia).
E dopo Tecla, l’ultima città delle stelle, il barbuto di bianco vestito (splendidi i costumi) ci accompagna sul terrazzo, fra le stelle basse, dove musicisti del conservatorio Duni offrono saggi di alta musicalità.
Questi i protagonisti del Cu.Ma. coadiuvati da Rocchina Romano e Valeria Finamore: Arianna Di Trani, Serena Fabrizio, Canio Giordano, Marcello Greco, Chiara Lostaglio, Fioralba Magno, Angela Manicone, Gabriele Marraffino, Fjodor Montemurro, Maria Anna Nolè,
Gessica Paolicelli, Rosaria Pepe, Angela Raguso, Emilio Ruggeri, Nancy Sasso, Paola Scasciamacchia, Lorenza Tosi, Daniela Viti, Francesca Volpe. L’unico limite di questa eccellente esperienza scenica, è che solo Matera, con la sua unicità, può rappresentare il set ideale, altrove difficilmente riproponibile.