L’assenza visibile di colore e la fusione di tutti i colori, l’architettura e l’ambiente, il tempo e il sentimento, i percorsi del bianco e del nero nell’arte italiana contemporanea, questa l’esposizione Cromofobie, all’Ex Aurum di Pescara, dal 14 febbraio al 31 maggio. E’ stata presentata al Museo Hendrik Christian Andersen di Roma, la mostra, curata da Silvia Pegoraro, realizzata dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Pescara nell’ambito del progetto pilota della Parc, direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea del ministero per i Beni e le Attività Culturali, intitolato Sensi Contemporanei, con la collaborazione del ministero per lo Sviluppo Economico e della Biennale di Venezia.
Alla presentazione, insieme alla curatrice e a Marta Ragozzino, storica dell’arte della direzione generale Parc, anche Paola Marchegiani, assessore alla Cultura del Comune di Pescara, che ha definito l’esposizione “una grande mostra in uno splendido edificio”. L’idea dell’esposizione dedicata ai Percorsi del bianco e del nero nell’arte italiana contemporanea è nata dalla fascinazione esercitata sulla curatrice dal grande Tunnel optical di Getulio Alviani, presente all’interno dell’ex liquorificio Aurum, definito anche il Piccolo Colosseo per la sua forma circolare. “Cosa molto interessante – ha sottolineato la curatrice Pegoraro – del progetto pilota Sensi Contemporanei, in cui questa mostra si inserisce, è il tentativo di creare questa simbiosi tra architettura e arte, rispecchiando il profilo della Parc, cioè l’interazione tra paesaggio, architettura e arte”.
Cromofobie vuole essere una panoramica significativa della presenza del bianco e del nero nell’arte italiana contemporanea, dal dopoguerra ad oggi, a partire da espressioni storicizzate dei due colori nell’arte, sia iconica che aniconica, fino ad arrivare agli sviluppi più attuali delle ricerche cromatiche nelle giovani generazioni. Presenti 76 artisti, ed esposte circa 130 opere, per costruire un percorso storico-tematico che vada, appunto, da lavori già “storicizzati” ai lavori di artisti degli ultimi anni. Dalle opere di Achille Burri a quelle di Angelo Savelli; dall’Esistono ancora artisti camuffati da geni di Lucio Fontana alle due Filogenesi di Emanuela Fiorelli; dallo Schermo di Fabio Mauri all’Io sono l’alfa e l’omega di Franco Summa. Luogo, architettura, corpo e immagini interagiscono e si fondono all’insegna dell’arte, gli artisti usano i due “non colori” stimolando nello spettatore un meccanismo di ricerca, inconscia o consapevole, tale da mettere in moto tutte le sensibilità emotive e logiche, evocative e mnemoniche, come in una sorta di percorso iniziatico.






