venerdì, Settembre 4, 2026
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“I MISERABILI-IO E MARGARET TATCHER” di MARCO PAOLINI con I MERCANTI DI LIQUORE

Uomini e topi di un mondo in technicolor

Gli Album erano di quando c’era il bianco e nero, i Miserabili invece sono a colori. I personaggi degli Album al massimo erano “poareti”, qui invece siamo tutti diventati uomini della miseria. Miseria del vivere, con un po’ di retorica del tipo “ma guardate come ci siamo ridotti”, con il tempo libero passato al centro commerciale, e il tempo pagato investito nella rateizzazione dell’ultimo modello di televisore al plasma.

Un po’ di retorica facile, si diceva; ma in fondo è così: ci siamo proprio ridotti male, e Paolini ce lo ricorda. Non è forse questo lo scopo del teatro civile, ovvero quello di scuotere le coscienze di un pubblico che in fondo già sa, ma che ha bisogno di qualcuno che gli ricordi, ogni tanto “a che punto siamo arrivati?”. “I Miserabili – Io e Margaret Tatcher” è uno spettacolo bello e intenso, che ti mette quel solletico addosso che ti spinge a pensare che in fondo siamo tutti miserabili. Marco Paolini, insieme ai Mercanti di Liquore, trio musicale unplugged che sul palcoscenico vibra davvero, ha montato un testo che è in realtà una carrellata di tutte quelle mele marce che stanno facendo marcire anche il resto del cesto, dove il cesto è ovviamente il nostro vivere quotidiano: a livello sociale, culturale, economico.

Ci pare di poter riconoscere tre protagonisti sulla scena. I Miserabili, appunto, ovvero tutti noi: noi che elemosiniamo un lavoro all’ennesima agenzia interinale, noi che se siamo ricchi pensiamo all’accumulo e ci dimentichiamo di vivere, noi che esportiamo coraggio italiano nelle guerre degli altri per sedere al tavolo dei potenti, noi che torniamo dagli uffici, mangiamo una pizza scongelata e ci addormentiamo davanti alla tv con il tailleur ancora addosso.

Poi c’è l’“Io”, quell’Io del sottotitolo, un Io che è ancora capace di ragionare nella melma che tutto vuole inglobare, e ancora si salva perché è coscienza critica. Io è lo stimolo al pensiero che si vuole rivendicare libero e superiore alle miserie del mondo e soprattutto al destino da miserabile che sembra attenderci al varco. Io è la linfa vitale dello spettacolo, è la voce di Paolini che rimprovera “il tempo è denaro, ma il denaro non è tempo”, è il canto di Lorenzo Monguzzi che spietato dice “Ti dico io cosa sei diventata: miserabile, miserabile, miserabile”.

E infine c’è lei, Margaret Tatcher, che “sarà di ferro fuori, ma è di merda dentro”, che dice che non esiste la società, ma solo uomini-donne-famiglie, che nel Vangelo secondo Margaret Tatcher, Gesù torna al tempio per chiedere scusa ai mercanti e conclude che le buone AZIONI non hanno mai rovinato nessuno. Insomma, la Tatcher “con la bocca di Jeanne Moreau e gli occhi di Caligola” è il simbolo del capitalismo sfrenato, del dissolvimento della coscienza del bene pubblico, della fine dei tondini di ferro e dell’apertura dei solarium, di tutto il marciume economico e sociale della deriva del dio denaro.

Tutto questo, e molto di più, è infatti “I Miserabili”; uno spettacolo in cui forse c’è troppo, come in un flusso di coscienza inarrestabile, ma che di questo limite fa dichiarazione aperta all’inizio: “Questo testo è come un carrello della spesa, che quando arrivi alla cassa te lo ritrovi pieno di cose che non ti sei nemmeno accorto di aver messo dentro”. Paolini spiega infatti al suo pubblico di aver bisogno lui stesso di tempo per capire, e poi forse tagliare, aggiungere, rimodellare; la carne al fuoco è tanta, sì, ma non brucia, perché la griglia del palcoscenico viene girata sapientemente dall’attore e dai musicisti. Scopriamo infatti un Marco Paolini più spettacolare del solito: fa ridere e riflettere con le sue parole, certo; ma si mette in gioco di più rispetto ai precedenti spettacoli usando anche il corpo nel movimento sfrenato di alcuni momenti di parossismo musicale, e la voce per cantare, seppure in brevi intermezzi canori.

I Mercanti di Liquore, dal canto loro, affascinano con la loro musicalità tutta italiana: immobili sul fondo della scena, le loro canzoni spietate sono lo sguardo che riporta le risate all’ammutolimento, alla riflessione sulla banalità atroce delle nostre vite, sono la parte saggia, l’occhio lucido della faccenda.
Da vedere, e poi rifletterci sopra.

www.marcopaolini.it, www.mercantidiliquore.it
I Mercanti di Liquore sono: Lorenzo Monguzzi (voce e chitarra acustica), Piero Mucilli (fisarmonica e tastiere), Simone Spreafico (chitarra classica flamencata)