“Promises Written in Water” di Vincent Gallo

Cadaveri e papere

Venezia 67. Concorso
Terza pellicola di Vincent Gallo, che unisce eros e thanatos senza alcuna originalità. Un film estetizzante e senza un forte filo narrativo, inadatto al concorswo della Mostra.

Il protagonista del film lavora come direttore di funerali, e il suo scopo è essenzialmente preparare il corpo per l’ultimo saluto. L’interesse per la sua professione, però, sembra sfociare in necrofilia quando indugia, ad esempio, nel fotografare una giovane ragazza morta. Nel frattempo, anche il suo rapporto con una donna sembra puntare alla stessa direzione: è sua la voce che apre il film chiedendogli di lasciarla morire e occuparsi del suo corpo una volta morta? O del cadavere che si vede nella prima scena? Questi quesiti sono voluti o sono solo il risultato di vuoti narrativi? E soprattutto, basta una “paperina” a trasformare un film in un’opera d’autore?

Settantacinque minuti non sono mai sembrati così lunghi: Gallo si presenta alla Mostra del cinema con la classica pellicola che andrebbe distribuita con un manuale d’istruzioni, come minimo, o con una dettagliata enciclopedia che si delcucidi ciò che né lo script né tantomeno la regia si prendono la briga di chiarire. L’attore e regista, invece, si premura che nulla trapeli del film prima della presentazione al Lido, certamente per l’incapacità di spiegare quella confusa sequela di immagini che lui con un po’ di presunzione innalzerebbe ad opera cinematografica, più che perché ci sia veramente qualcosa da nascondere. Il talento visivo innegabile di Gallo, con un bianco e nero poco curato ma molto interessante, sembrerebbe pure invitare ad un leggero senso di inferiorità lo spettatore che a fine film rimane inarcuato sulla sedia, mezzo stordito e mezzo annoiato, a forma di grande punto interrogativo, pronto a recitare un peana per non aver compreso la presunta opera concettuale che si rivela invece semplicemente per quel che è: un film confuso realizzato senza un’idea di fondo e appeso a poche intuizioni visive.

Gallo, infatti, inizia origionariamente a lavorare al film con il titolo di The Funeral Director solo come attore, e poi prende in mano la regia stravolgendo la storia di base senza proporre un’idea alternativa, e senza alcun programma di pre-produzione. Il film si è creato, secondo quanto aveva anticipato lo stesso Gallo, anche da immagini girate un po’ a caso, e quindi come potrebbe un film dalla gestazione così giocosamente irrazionale ambire a proporsi come un’opera di senso compiuto? Guidato solo dal solo interesse visivo, e da un filo narrativo nemmeno troppo intelleggibile, Gallo indugia in una ricerca estetizzante che può magari risultare interessante in ambito video-artistico, ma non riesce ad essere credibile come lungometraggio presentato in un festival che di videoarte non si occupa. Il vero errore, inoltre, è presentare la pellicola in concorso, quando sarebbe stato più adatto alla sezione Orizzonti, aperta ad opere la cui sperimentalità invita il pubblico ad una maggior tolleranza. Ed in ogni caso, il film trapassa persino il confine dello sperimentazione per scivolare in un minestrone casuale e per nulla strutturato, in cui alcune secne possono colpire visivamente ma altre, la maggiorparte, si rivelano essere solo un modo per annacquare la zuppa fino alla lunghezza da lungometraggio, perché sentire lo stesso dialogo ripetuto innumerevoli volte, o stare cinque minuti ad osservare il regista protagonista che cammina in una stanza vestendosi e fumando nervosamente non sembra avere altra giustificazione. E una zuppa senza ingredienti e per di più annacquata, non è che acqua sporca. In concorso, ci si aspetterebbe almeno un po’ di pastina.

Titolo originale: Promises Written in Water
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 75’
Regia: Vincent Gallo
Cast: Vincent Gallo, Delfine Bafort, Sage Stallone, Lisa Love
Produzione: Gray Daisy Films
Distribuzione: Gray Daisy Films
Data di uscita: Venezia 2010 (cinema)