Sanremo 2010

Ritorno al futuro, anteriore

Che Sanremo sia un dogma? Leggo nel dizionario, alla voce dogma: “proposizione o principio tenuto per verità incontrastabile”. Sanremo non si discute, come il Palio di Siena, la gita fuori porta a Pasquetta, le ferie obbligate a Ferragosto, la pasta al pomodoro, pizza, spaghetti, mandolino e mamma.

Cosa dire di un baraccone che ingoia l’equivalente del PIL di un paese africano? Se il reddito medio pro capite del Burkina Faso è di 900 dollari qualche dubbio dovrebbe pur sorgere di fronte ai compensi per gli ospiti, e non è che gli italiani in generale se la passino molto meglio in questo momento, anche se non abbiamo assistito a occupazioni a sorpresa del tetto dell’Ariston.

Chi scrive ha “dato un’occhiata” al Festival, per un totale di quaranta minuti in cinque serate. Bilancio? Bella domanda. La Clerici presenta con lo slancio della zia alle feste di compleanno, improvvisa balletti e intona i motivi della canzoni con l’universale “na-na-na”, cammina impacciata su scarpe a lei non adatte, fasciata in abiti a lei non adatti, utili solo a far esplodere un seno portentoso in faccia al pubblico – come non pensare al mitico De André “ballerina di seconda fila, agitava per chissà quale avvenire il suo presente di seni enormi” -, ha la fissa delle ricette ma tutto sommato risulta simpatica per media aritmetica.

Che dire di un direttore d’orchestra con i capelli alla dinamite, figura per anni silenziosa nella sua professionalità e ora ridotta a macchietta felliniana? L’audio è incerto, soprattutto nella prima sera, ma almeno si sentono molto i coristi, ottimo aiuto per i cantanti dall’intonazione incerta. Che dire di una scuderia di pseudo-divi del musical televisivo, questo ormai l’unico destino possibile per la musica, che vincono a man bassa e sospetto alto in ogni categoria, con l’ombra di poteri forti della discografia che incombe sul pubblico fischiante e su un inutile regolamento, in realtà mai rispettato e applicato solo per fare audience? Che dire di 60 anni di canzoni rappresentati da un’impresentabile (bontà sua) Nilla Pizzi? Che dire delle alternative televisive di questi cinque giorni? La Dandini intervista a Parla con me il figlio di Ambrosoli, entrambi visibilmente emozionati: un profondo ragionamento sul senso delle regole e del loro rispetto, anche a costo della vita. Kubrick in prima serata, di sabato, su Canale 5: Eyes Wide Shut. In prima serata? Sconvolgente, sia nel bene che nel male.

Tutto è grossolano, artificiale (nemmeno un fiore sul palco). Ci consolano i fischi (programmati?) alla proclamazione del vincitore: ci ricordano in quale paese viviamo. Ci consola pure il fatto che per quest’anno è finita, staremo tranquilli almeno per i prossimi undici mesi.