martedì, Giugno 9, 2026
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VINICIO CAPOSSELA CON MARIO BRUNELLO E L’ORCHESTRA D’ARCHI ITALIANA

Il cantautore Vinicio Capossela incontra il maestro Mario Brunello per l’ultimo appuntamento di “Ferrara sotto le stelle 2004

Mario Brunello è uno dei più apprezzati violoncellisti classici degli ultimi anni. Vinicio Capossela ormai non ha più bisogno di presentazioni. Insieme hanno dato vita ad uno spettacolo unico e innovativo, con la complicità dei 17 splendidi elementi dell’Orchestra d’Archi Italiana e la suggestiva cornice di Piazza del Castello a Ferrara.

Quando le luci si abbassano capiamo subito di trovarci di fronte ad uno show straordinario per la sua unicità: da un lato, Capossela che recita stralci dal suo primo libro (Non si muore tutte le mattine, Feltrinelli 2004, nda); dall’altro, Mario Brunello chino sul suo strumento antico (un violoncello vecchio di quattro secoli), che lo segue con maestria. I due si accompagnano e si alternano, e fra il pubblico non vola una mosca. Poi Vinicio si siede al piano, e suona un brano dalle Variazioni Goldberg di J.S. Bach. No, siamo certi: non sarà uno spettacolo convenzionale!
Capossela ha voglia di stupire stasera, e continua recitando un sonetto di Michelangelo, adattato in musica dal compositore francese Philippe Eidel (per cui il cantautore ha effettivamente inciso questo pezzo sull’album Renaissance, 2001). Poi lascia il campo a Brunello, per tornare poco dopo avvolto in una camicia di forza al grido di: “Fuggite, fuggite amanti!” (ancora Michelangelo).
Solo a questo punto arriva Le case, una canzone dal celeberrimo Il ballo di S. Vito (CGD East West 1996), accompagnato dal theremin (strumento inventato dall’omonimo scienziato russo all’inizio sec. XX), suonato egregiamente da Vincenzo Vasi, e dai rumori elettronici prodotti dall’altrettanto bravo Cesare Malfatti dei La Crus. Glauco Zuppiroli al contrabbasso e Alessandro Stefan alla pedal steel guitar completano un organico eterogeneo, suddiviso materialmente sul palco tra strumentazione tradizionale (alla sinistra di Capossela) e strumenti d’avanguardia (alla sua destra).
L’eccentrico cantautore non si risparmia e offre al suo pubblico affezionato ben due inediti: una canzone dall’incipit Luna che segni…, e la canzone del rebetiko, più spesso eseguita nella dimensione live. Si aggiungono ancora due strumenti caratteristici, lo xilofono e il cimbalom a pedale.
L’entrata in scena dell’orchestra è segnata da un omaggio ad Astor Piazzola, seguito a ruota da Bardamù (di fatto l’unica occasione in cui è stata eseguita con un’orchestra vera, oltre alla versione su disco di Tommaso Vittorini!). A Vinicio, ora vestito da Napoleone, cadono sbadatamente tutti gli spartiti dal pianoforte, ma il brano riesce comunque benissimo ed è da brividi. Si continua con brani da Canzoni a manovella (CGD East West 2000): I pianoforti di Lubecca, Con una rosa, Nella pioggia, Resto qua. Poi il registro cambia, con Capossela che fa una lunga introduzione a Un bel dì vedremo, famosa aria d’opera dalla Turandot di Puccini: il theremin sostituisce la voce da soprano, Vinicio recita il testo dell’aria e Brunello con tutta l’orchestra accompagnano. Ancora spazio al repertorio classico con un brano di Pergolesi e uno di Cajkovskij, seguiti da Zampanò e una versione orchestrale da cardiopalma di Marajà. Lo show giunge al termine con una short-version di Corvo torvo. I bis sono superlativi, come lo è stato l’evento nella sua interezza: Una giornata senza pretese (con orchestra) e un altro inedito “sulla separazione insensibile dalle cose semplici…”. Non ci rimane che aspettare con trepidazione il prossimo disco in studio!

Sito dell’artista:
capossela.warnermusic.it