Venezia: “White Shadow” di Noaz Deshe

La strage degli albini in Tanzania

Settimana della Critica
Alias è un ragazzo come tanti, con le sue amicizie, i primi amori. Ma la sua
vita cambia improvvisamente: suo padre, albino, viene massacrato di fronte agli occhi increduli suoi e della madre.

White shadow è un film ambientato in Tanzania. Un film “diverso”, che racconta il razzismo sotto una prospettiva inedita, portando sul grande schermo il dramma degli albini, dal 2008 oggetto di ogni tipo di barbarie perpetrate dalla popolazione locale. Ammazzati come bestie per estrarne gli organi, poi utilizzati dai medici-stregoni nelle loro pozioni magiche.

Il dramma degli albini vissuto attraverso gli occhi di un ragazzo, costretto a
fuggire con lo zio da quelle stesse persone che avevano ucciso il padre, ma
destinato a vivere le umiliazioni di una società che non lo accetta, a partire
dai compagni di scuola.

Film crudo, che non risparmia allo spettatore le immagini più atroci, White
shadow
è una perfetta fotografia dell’esistente, con una cornice figurativa
volutamente debole e un evidente intento quasi documentaristico.
Un film in cui la dicotomia tra buoni e cattivi è destinata a frantumarsi: nel finale, quando una rivolta dei tanzaniani schierati dalla parte degli albini contro chi si era macchiato di quegli orrori assume gli stessi caratteri di violenza efferata, la prospettiva si capovolge, dimostrando l’inesistenza di un qualunque ideale. Due fazioni la cui appartenenza è frutto di abitudine, in assenza di una morale di fondo.

A tutto questo, Alias risponde con rassegnazione, esterrefatto da una
violenza vuota e totale, a cui non sa dare risposta.

Titolo originale: White Shadow
Titolo italiano: Ombra bianca
Regia: Noaz Deshe
Interpreti: Hamisi Bazili, James Gayo, Glory Mbayuwayu, Salum Abdallah