L’artista presenta in questo nuovo tour il suo sesto album, Massa, uscito a inizio giugno. Con lei sul palco una band di professionisti di tutto rispetto: Jurandir Da Silva Santana alla chitarra, Fernando Javier Tejero Velez alle tastiere, Juan Finger al basso elettrico e William Ombe Monkama alla batteria.
Il concerto, come d’altronde l’album da cui prende il via, spazia ben oltre il jazz tradizionale: non a caso Fatoumata Diawara è definita la “sacerdotessa della world music”. Per lei, l’ha ripetuto anche sul palco di Bergamo, la musica è vita, una musica che batte al ritmo del cuore. Non stupisce, quindi, che citi indifferentemente Nina Simona e il rapper Tupac, John Lennon e Bob Marley (nel medley finale, infatti, canta sia Imagine che No woman no cry).
“Massa”, il nuovo album
L’album in tour è il lavoro più personale di Fatoumata Diawara. Musicalmente, Massa sviluppa ulteriormente il codice dell’artista, unendo alla tradizione malindi le sonorità contemporanee pop. Mentre temi come la maternità, la fede, la memoria e la resilienza, la consapevolezza nata dall’esperienza, ma anche la gratitudine e il destino raccontano la sua specifica visione della vita sono interpreti del suo percorso umano e artistico.
La sua vita, d’altronde, è un bacino ricco a cui attingere. Giovanissima, a soli diciannove anni, fugge da troppe situazioni imposte e da un matrimonio combinato. Proprio questa affermazione di sé le permette di aprirsi alla musica pop occidentale e di generare quel mix unico che sono i suoi album.
“Nella vita, ho dovuto dire di no a un destino che era stato scelto per me”, dice l’artista, proprio come Antigone, la principessa tebana che interpretò a teatro ai tempi in cui danzava e recitava. “Il teatro mi ha dato forza e Antigone mi ha insegnato che la voce di una donna può essere potente, anche quando è sola.”
Dalla sua esperienza e dall’impegno a lottare contro le ingiustizie nasce tutta la forza di combattere, di schierarsi che è uno dei punti fermi della sua produzione. Infatti, la sua voce racconta (in bambara, la sua lingua madre) i grandi temi universali.
Parla di infanzia rubata e della gioia di ritrovarla, delle atroci mutilazioni genitali femminili e dei matrimoni forzati, della violenza sulle donne, della sempre maggiore distanza che pervade i rapporti umani e del tradimento, della famiglia.
Anche il suo impegno per i diritti delle donne è cosa nota. Afferma infatti in una recente intervista: “Le donne spesso devono dimostrare di più, lottare di più e giustificare il proprio posto. Come donna, come africana e come chitarrista, ho dovuto difendere la mia voce.” Anche per questo ieri ha tenuto a sottolineare che di tutte le agenzie di spettacolo con cui lavora, solo quella britannica e quella italiana sono capitanate da professioniste donne.
Massa, infine, è anche un omaggio a suo padre Siné Bakary Diawara che, nonostante le decisioni sbagliate che voleva imporle, per lei è stato un faro e un amore infinito.
“Mio padre è parte di ciò che sono e col tempo si capiscono molte cose. Rendergli omaggio non cancella il dolore, ma aiuta la guarigione. Volevo onorare l’amore, le radici e anche la complessità della famiglia”, dichiara l’artista. E aggiunge: “Massa significa ‘L’Eterno’ e parla di Dio, e del suo piano per noi: questo album parla dell’accettare quel percorso, anche quando è difficile. È anche il mio modo di dire grazie.”





