Come li pacci sconcerto ammischiato, l’ultima serata della decima edizione dello Sponz Fest di Capossela

Se si percorre a piedi, il percorso che ti porta allo Sponz fest, sembra una strada verso l’inconscio, segui un gruppo di persone nel buio, in salita, ascoltando il fruscio degli alberi e suoni in lontananza.

Una volta arrivati è un tripudio di colori e gente che balla libera in mezzo a un casolare: è “Montecanto” così come Capossela ha ribattezzato la collina di Gagliano.

Ad accoglierci la voce atavica di Micah P.Hilson che trasforma l’Irpinia in un’America profonda e solitaria. Hilson ha presentato l’album I Lie to You concepito nel 2019 in questa terra cui deve una rinascita artistica e personale. Poi prende il timone il capitano Capossela, instancabile mattatore che suona, canta, balla insieme ai suoi compagni di viaggio per un tempo indefinito al grido di “faciti rota”. Il palco centrale si spegne e subito si illumina la cassa armonica vicina e poi quella affianco dove altri artisti roteano come cavalli di un antico carousel. Tre palchi in cui si susseguono gli spettacoli in un matto girotondo, una catarsi roteante liberata da consueti pensieri, dalle barbarie della realtà.

Il pubblico balla, salta nel gioco infantile dello spacca pozzanghere, si sponza inebriato dal vino e dalla musica di artisti straordinari. In questa grande festa finale si susseguono Samuele Bersani, Margherita Vicario, Bobo Rondelli, Daniel Melingo, Sir Oliver Skardy, Markadìa,  la Banda della Posta.

Si volteggia passando dal “tango negro” di Melingo, al folk invasato della Banda della Posta,  dalle parole di Paolo Rossi che ha omaggiato Enzo Jannacci, alle atmosfere kusturichiane dei Fan Fan Al, sempre Come li pacci.

Per questa decima edizione non si risparmia Capossela e da buon Lucignolo ci porta nel paese dei balocchi tra le note del suo ultimo album tredici canzoni urgenti e intramontabili successi Maraja, Che coss’è l’amor, “L’uomo vivo” accompagnato dalla grande Rolling Sponz Review – composta da Alessandro “Asso” Stefana, Victor Herrero, Andrea Lamacchia, Raffaele Tiseo, Peppe Leone e molti altri ancora.

Il tema di questa decima edizione parla di follia come “pazzia salvifica per l’umanità, che scardina il tempo dell’Utile” ma anche come internamento, una riflessione sul disagio mentale tema affrontato dal Padiglione Irpinia curato da Mariangela Capossela sorella di Vinicio. Quest’ultimo ha spiegato “come li pacci è l’espressione paesana per dire di chi non sta a senno, di chi non trova dimora, di chi esce fuori di sé, di chi si agita di qua e di là, di chi le sbandate gli fanno la rotta”.

Verso le 4:30 Come li pacci sconcerto ammischiato sta per terminare e guardandoti intorno, sembra di essere in un circo felliniano dove corpi sudati e felici bramano ancora musica dirigendosi nel vallone del “ricovero” dove li attende il dj set di Filo Q.

Intanto la notte sta scomparendo portando con sè Dionisio e il suo ebbro baccanale che trascendono perdendosi nelle luci dell’alba.

Resta l’odore del giorno e i fragori delle risate, come scrive Melville: una risata è la risposta più saggia, la più facile a tutto quello che è strampalato; e accada quel che deve accadere, rimane sempre una consolazione.

 

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Attrice e critica cinematografica e teatrale, è laureata in Scienze della Comunicazione e in Filologia moderna. Diplomata in recitazione cinematografica presso la Vision Academy e Studio Cinema Film & Theatre Institute di Roma. Ha lavorato in diverse produzioni cinematografiche, televisive e teatrali. Scrive di cinema e teatro su diversi magazine on line. Ha insegnato Storia e critica del Cinema presso Unilabor e Liceo artistico. parte del direttivo del Cineclub Vittorio De Sica- Cinit che organizza mostre cinematografiche, lezioni e laboratori di cinema nelle scuole e nelle carceri. Ha presentato film e si è occupata delle relazioni esterne in diversi eventi e festival di cinema (Foggia Film Festival, Monticchio CineLaghi).