Appuntamento lunedì 6 aprile alle ore 9:30 a Mottola (TA), nella suggestiva cornice del bosco didattico Nemus Docet, annesso alla Masseria Isabella, per l’evento “Femminile e natura: vernissage tra gli alberi”.
L’iniziativa, sostenuta dalla Regione Puglia e promossa dall’associazione dei boschi didattici della Puglia “Puglia in Bosco”, propone un’esperienza multidisciplinare tra arte, natura e letteratura. Il bosco si trasformerà per l’occasione in un museo a cielo aperto, dove il dialogo tra paesaggio naturale e diverse arti metterà al centro il legame atavico tra la figura femminile e l’ambiente.
Il programma prevede un laboratorio artistico curato dalla dott.ssa Sara Narcisi, affiancato da interventi letterari della prof.ssa Anna Maria Pastore.
A guidarci nella scoperta dell’evento è proprio Sara Narcisi, proprietaria della Masseria Isabella insieme alla sua famiglia, nonché ideatrice e promotrice dell’iniziativa, da noi intervistata per l’occasione.

Perché avete scelto di focalizzare gli interventi sul rapporto tra la figura femminile e la natura?
Perché si tratta di un legame ancestrale, profondamente radicato nella storia e nella cultura. È una connessione di cui gli artisti sono sempre stati consapevoli: fin dagli albori, la storia dell’arte è costellata di opere che ritraggono la figura femminile immersa nella natura.
Ci siamo però posti un’ ulteriore domanda: cosa accade quando a realizzare queste opere non sono più soltanto artisti, ma anche artiste? Come cambia la rappresentazione di questo rapporto quando lo sguardo è femminile? È a partire da questi interrogativi che abbiamo deciso di dare vita a una mostra d’arte a tema naturale: una passeggiata tra natura e storia dell’arte, accompagnata da una riflessione anche in ambito letterario. Nostro obiettivo è inoltre restituire visibilità ad artiste dell’Ottocento e del Novecento troppo spesso rimaste ai margini delle narrazioni note della storia dell’arte.
“Nemus Docet”, tradotto dal latino, “il bosco insegna”: in un’epoca di accelerazione e rapporto, spesso anche inevitabile, con le tecnologie quali sono i motivi principali per puntare su realtà come i boschi didattici? Come vive il pubblico questa temporanea distanza da dispositivi e piattaforme?
Negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione verso realtà come i boschi didattici, con un aumento significativo delle strutture presenti sul territorio nazionale. Questo fenomeno, a mio avviso, è legato al fatto che viviamo in un mondo veloce, iperconnesso e spesso caratterizzato da “non luoghi”. Il bosco, invece, è ancora un vero luogo: ha un respiro, un ritmo, un sapore. In un contesto dominato dalla connessione digitale, il bosco offre una connessione più autentica, con qualcosa che esiste da sempre: la natura. Inoltre, è uno spazio che invita a rallentare, ad ascoltare, a prestare attenzione anche al silenzio. Credo quindi che l’interesse verso i boschi didattici risponda a un bisogno profondo: quello di respirare, disconnettersi, rallentare. Un altro fattore importante è la diffusione della silvoterapia, una pratica terapeutica basata sul contatto con la natura, conosciuta anche come “bagno nella foresta” o “tree hugging”, che negli ultimi anni ha avuto grande risonanza anche in Italia. Nel nostro caso le attività sono rese possibili da una legge regionale (la n. 40 del 10 dicembre 2012) che ha istituito l’albo dei boschi didattici in Puglia. Per quanto riguarda il pubblico, l’esperienza è generalmente molto positiva: le persone apprezzano la possibilità di staccarsi completamente dai dispositivi e vivere un contatto autentico con la natura. Anche perché, nel nostro caso, nel bosco non c’è segnale: l’allontanamento è totale.
Le masserie in Puglia non sono solo luoghi, ma anche identità, memoria, radici: i boschi didattici si rivolgono soprattutto a una platea in età scolare, come si coniuga questo dato demografico con una realtà così pregna di passato?
A mio avviso, passato e presente sono sempre intimamente collegati. L’esperienza del bosco didattico nasce proprio con i bambini: la pedagogia del bosco si sviluppa negli anni Cinquanta, quando vengono avviati progetti educativi basati sull’apprendimento all’aria aperta. Noi abbiamo sempre organizzato attività rivolte a pubblici diversi, sia bambini che adulti, anche se l’attenzione verso i più piccoli è stata spesso centrale, sia per ragioni pedagogiche sia perché il bosco può essere considerato una vera e propria aula didattica all’aperto, in cui è possibile apprendere in modo più diretto e coinvolgente rispetto alla didattica tradizionale. Accanto a questa dimensione, abbiamo anche aule interne dedicate alle attività formative. In questo contesto è possibile trasmettere conoscenze naturalistiche e storia del territorio.
Qual è il futuro che auspichi per la masseria e il bosco didattico?
Innanzitutto, mi auguro che la masseria e il bosco didattico possano continuare a esistere, sia per il legame affettivo che ho con questi luoghi, sia per il loro valore storico. La Masseria Isabella apparteneva alla famiglia nobile dei De Sangro, il cui patrimonio fondiario, all’inizio del Novecento, superava i 15.000 ettari. Fu costruita alla fine dell’Ottocento, nell’ambito del processo di colonizzazione agricola avviato dopo l’Unità d’Italia. A differenza di altre masserie, non fu espropriata durante la riforma fondiaria: nel 1950 venne infatti venduta a quattro privati legati da rapporti di parentela, uno di loro era mio bisnonno, Giovanni D’Onghia. Il bosco ha un grande valore naturalistico: si tratta di un’area di circa 10 ettari caratterizzata dalla presenza di Quercus trojana. Per il futuro, mi auguro di poter continuare ad ampliare l’offerta di attività, in ambito culturale, artistico, letterario e musicale. Negli anni abbiamo già realizzato progetti come la “scuola nel bosco”, concerti di musica classica, laboratori teatrali e passeggiate naturalistiche e letterarie. Uno dei progetti che mi piacerebbe sviluppare è l’organizzazione di un festival cinematografico, con proiezioni nel bosco.

L’evento è gratuito a numero chiuso.
Con un contributo economico sarà possibile prenotare il posto tavolo per il pic-nic di Pasquetta.
Per informazioni consultare la pagina Instagram e il sito web.
Per le prenotazioni inviare un messaggio al numero +39 320 3011501, indicando i propri dati anagrafici e di residenza, contatto Whatsapp e l’eventuale prenotazione del posto tavolo.






