La pesca è una pratica lenta, fatta di solitudine e silenzi riempiti solo dal placido moto delle onde. Benito questo lo sa, è un patto con il mare che ha accettato fin da giovane; anche se ora non è più pescatore a tempo pieno la barca è per lui un rifugio sicuro e confortante.
Giuseppe Andreatta realizza “In Acque Tranquille”, documentario in concorso all’Edera Film Festival 2025 nella sezione Focus Nord Est. Il regista si muove dentro Sottomarina e nella laguna seguendo le giornate del ‘più grande dei pescatori del luogo’, che però ora è in pensione. Tutta la figura del signor Benito rimanda al mare. Le sue dita raggrinzite e provate dal costante contatto con l’acqua parlano di sacrifici e fatica; l’autore lo sa e sceglie di soffermarsi per qualche secondo sulle mani dell’anziano, quasi a trasmetterci la sapiente conoscenza di cui è detentore il nostro burbero amico. Questa è una storia semplice ma emblematica, già documentata in video da Andreatta durante la sua residenza artistica presso Venezia. Il regista, conscio di non aver colto tutta l’essenza del pescatore con il primo progetto, decide di riprendere il soggetto in questo corto.
Benito si muove in costante equilibrio tra la novità e la tradizione, vive in una laguna sempre più turistica e guida il barchino tra gli yacht di coloro che a Sottomarina ci vanno solo sporadicamente in villeggiatura. I nipoti del pescatore passano spesso del tempo con lui, giocano immaginando la vita di mare; per i gemellini è una fantasia, anche se uno di loro afferma di voler seguire i passi del nonno. Un’uscita in laguna dei piccoli insieme a Benito diventa un’occasione di pesca reale, non più di finzione, ma essendo prettamente ludica essa termina con la liberazione del pescato. Sono il nuovo e il vecchio che si incontrano e accettano le loro diversità, si sfiorano per poi infine separarsi.
Attraverso immagini evocative e poetiche, alternate a scene di vita quotidiana, annusiamo il profumo della laguna. Siamo testimoni della routine di pulizia delle reti, della selezione di granchi e pesci, tutti gesti meccanici e tranquillizzanti per il pescatore; il mare non è più il lavoro di Benito ma gli è impossibile abbandonare completamente ciò che l’ha appassionato per tutta la vita. “In Acque Tranquille” è un omaggio a coloro che sono memoria storica della Laguna Veneta, persone che magari non tramanderanno il loro lavoro se non nei racconti riservati ai nipoti, ma che saranno sempre linfa vitale delle cittadine costiere.











