venerdì, Luglio 31, 2026
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“Femmenell” di Andrea Fortis

Una specialissima etnografia tra i vicoli di una Napoli che non ti aspetti. Femmenell (2024), lungometraggio documentaristico per la regia di Andrea Fortis e presentato alla ottava edizione dell’Edera Film Festival, ha proiettato gli spettatori in una dimensione della cultura partenopea inedita ed inaspettata, ma che emerge con vibranti colori da una delle città più gioiose d’Italia. Una essenza quella dei femminelli, che difficilmente si sarebbe potuta trasmettere se non con una video etnografia capace, di restituire visivamente la loro queerness, il loro essere ponte tra due mondi.

Tra le strette viuzze di Napoli, infatti, vivono in stretta relazione con il resto della comunità degli individui molto particolari, che hanno la caratteristica di essere nati maschi ma nel profondo essere sempre state delle donne. Un po’ madri, zie, nonne, amiche, amanti: il documentario ha saputo lasciarsi guidare dallo spirito gioioso e veramente materno dei femminelli, esplorando moltissimi aspetti della loro vita che non si esaurisce in un semplice orientamento sessuale o un vestito, ma che è una fibra fondamentale per il tessuto culturale partenopeo. Una femminilità maschile che gli permette di essere non solo balie per i bambini, le cui madri si fidano ciecamente di lasciarli alla loro custodia, e fungendo così da educazione alla disforia di genere, ma pure coordinatori e aggregatori della società tutta, anche da un sorprendete aspetto religioso oltre che folkloristico. È dunque vero che i femminelli sono inseriti nel cuore identitario del capoluogo campano, come la leggendaria sirena Partenope, metà pesce e metà donna, nata in un tempo che non è passato, presente o futuro ma solo tempo.

Tecnicamente il documentario rappresenta una rarissima video etnografia tutta italiana, che sulle orme di De Martino recupera una alterità straordinaria a pochi chilometri da casa nostra. Le riprese, spesso realizzate con camera a mano, traghettano il pubblico in una Napoli vera, dinamica e anarchicamente caotica, con inquadrature molto strette sui volti e sulle figure delle persone che coinvolgono gli osservatori nella storia, ed emblematici in questo senso sono i racconti della preparazione di una sposa femminello per uno sposalizio e il buffo rito conclusivo del carnevale, nel quale esse sono tra le più brillanti attrici. Risulta pertanto adeguato il linguaggio cinematografico impiegato nella descrizione di questi personaggi, l’unico capace di cogliere e trasmettere la vera essenza dei femminelli, nonché di raccontarne il carattere fuori dagli schemi e provocante, nel senso più letterale del termine.

Dunque, secoli e secoli prima che il tema dell’identità di genere giungesse, nel bene e nel male, alla ribalta nel dibattito pubblico, i femminelli napoletani già rappresentavano una precisa e storica via per vivere serenamente la propria sessualità non conferme alla logica binaria dei sessi. Inserendosi nell’interstizio tra i generi nella quale vivono i suoi soggetti, in una maniera che dovrebbe fare scuola all’antropologia italiana, il documentario etnografico Femmenell di Andrea Fortis, portato sullo schermo dell’Edera Film Festival 2026, si preoccupa di recuperare questa tradizione in costante evoluzione, ma anche capace di interrogare profondamente la nostra contemporaneità.