Già vincitore del Premio Solinas per il Miglior Soggetto nel 2017, sabato sera “Io e il Secco” ha incassato anche il Premio della critica per il Miglior Lungometraggio all’Edera Film Festival 2024. Con una pellicola che racconta di una bizzarra amicizia, sgangherata quanto sincera, Gianluca Santoni si avvicina al tema della violenza domestica dall’inedita prospettiva di un bambino, con un intelligente equilibrio tra i colori scuri degli ambienti entro i quali i protagonisti si muovono, e la vivacità e la spigliatezza delle loro avventure e del loro percorso.
Denni è un bambino molto legato alla madre, e che mal sopporta i continui soprusi che lei subisce dal marito. Dopo aver trovato dei soldi nascosti dal padre, decide di prendere in mano la situazione e di assoldare il cugino della sua amica Eva, a sua detta un “super killer”, per eliminare il genitore. Nonostante egli non sia affatto uno spietato criminale, ma un maldestro sbandato che vive con il fratello agli arresti domiciliari e bazzica in un giro poco raccomandabile, il Secco asseconda Denni nella speranza di ricavarne qualche soldo facile. Entrambi soli, feriti e alla ricerca di un domani migliore, Denni e il Secco a poco a poco trasformano questo improbabile sodalizio in una vera e propria amicizia, in cui troveranno comprensione e supporto.
La dinamica tra i due protagonisti è la scintilla che da luce a questo film. Accanto ad un esordiente Francesco Lombardo, interprete di Denni, a cui il regista ha fatto un notevole coaching e a cui ha dato spesso “libertà di battuta” a favore di una maggiore spontaneità dei dialoghi, troviamo Andrea Lattanzi (Secco), che con la sua mimica, padronanza e professionalità è riuscito a creare con Lombardo una chimica autentica e appassionante. Santoni propone una storia che si muove agile tra ambienti difficili spesso già visitati, da una parte quello di una famiglia crepata da continui episodi di violenza, e dall’altra quello di una senza punti di riferimento, ma l’innocenza e la sincerità con cui lo spettatore vi si addentra sui passi di Denni offre prospettive nuove, che talvolta stringono il cuore (“Denni perché hai preso i soldi al babbo?” “E tu perché lo baci?”) e altre volte fanno sorridere (“Sei stato in prigione?” “Sì” “Allora sei un coglione”). La misura nell’utilizzo dei toni e del registro dei dialoghi e delle scene è ciò che rende la pellicola non solo estremamente godibile e curiosa, ma anche credibile e coinvolgente. Con “Io e il Secco” il regista scardina i paletti del classico buddy-movie e gli dona nuova profondità, creando un’opera da ricordare e di cui parlare.











