sabato, Agosto 15, 2026
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In libreria il nuovo romanzo di Giovanni Montanaro “Tutti i colori del mondo”

Teresa e Van Gogh

1880, Gheel, anche conosciuto come “il paese dei matti”. Teresa Senzasogni non è pazza, ma come tale è stata registrata per poter godere, come è uso in quel villaggio fiammingo, dell’ospitalità della famiglia Vanheim. Un giorno avrà una dote e sposerà il suo Icarus, che le racconta le ingiustizie del mondo. Ma poi arriva un nuovo ospite, un vagabondo rosso di capelli, schivo, rude, gli occhi accesi da una febbre sconosciuta, e Teresa sembra riconoscere in lui un destino incompiuto: diventerà un pittore – lei lo sa, lei lo sente –, troverà nei colori una strada universale. Quando la “profezia” si avvera sono passati una decina d’anni e molto è accaduto, a Teresa e a Vincent van Gogh. Teresa scrive al caro signor Van Gogh perché si ricordi, perché la aiuti a mettere ordine nel disordine, speranza nella disperazione, amore nel disamore e colore nel grigio. Lui, in verità, è l’unico vero amore di tutta la sua vita. E come tutti gli amori è pieno di luce e di futuro.

“Vincent Van Gogh è l’oggetto di un amore mai consumato e chi ne scrive è Teresa, creatura pura che riserva più di una sorpresa al lettore” Francesca Frediani, D di Repubblica

“A Gheel si ospitano i matti. Ogni famiglia ne adotta uno: così chi è fuori dalla norma diventa una risorsa. Del resto, se Van Gogh è così contemporaneo, è in virtù del suo essere stato ai suoi tempi un diverso” Lara Crino, Il Venerdì di Repubblica

“Un romanzo sorprendente: impossibile lasciarlo prima dell’ultima pagina, per capire quel mistero annunciato” Francesca Visentin, Corriere del Veneto

“Di “Tutti i colori del mondo” si può evidenziare il suo perlustrare serrato i confini tra normalità e follia, oppure la sensibilità con cui affronta il rimpianto per l’amore mai sbocciato che lega la protagonista al pittore. Ma quello che forse più ce lo avvicina è la dialettica, che lo percorre intimamente, fra quello che si è e quello che si riesce in realtà a diventare, cioè come e perché si può farcela o meno a realizzare se stessi” Sergio Frigo, il Gazzettino

“Teresa mi ha commosso. Le succedono le cose più sconvolgenti: la chiaroveggenza, la persecuzione, la metamorfosi. E le succede Van Gogh” Tiziano Scarpa

Quella notte, però, è cambiato tutto, signor Van Gogh. È stato quando ho deciso di alzarmi e di venire da voi. Ho agito d’istinto, non ci ho pensato due volte. Ho acceso una candela e sono scesa rapida e furtiva, attenta a non svegliare nessuno. Volevo spiarvi. Ero certa che non stavate dormendo, e quando sono arrivata davanti alla vostra stanza ne ho avuto la conferma. C’era una lingua di luce che usciva dalla porta socchiusa e c’era un rumore, come di qualcuno che si gratta. Allora mi sono appostata e ho allargato pian piano lo spiraglio per guardarvi. Eravate preso dalle vostre cose, neanche un colpo di cannone vi avrebbe distratto. Vi confesso oggi, per la prima volta, di avervi osservato per più di un’ora. Eravate chino su un foglio di carta, con in mano un mozzicone di matita. Vi guardavo, e seguivo i vostri occhi concentrati sulle vostre stesse frasi. Occhi scettici o entusiasti, perplessi o pensierosi. Qualche volta eravate come una nave che salpa da un molo, e scrivevate tante frasi di fila, inarrestabili, poi però vi fermavate, cominciavate a centellinare le sillabe, come fossero tutte preziose. O tutte sbagliate. E avete cancellato mezze pagine, strappato un foglio intero, vi siete alzato, come se aveste finito, e poi però qualcosa vi ha spinto a riprendere, forse da dove vi eravate interrotto, forse da un altro punto. Avete cominciato ad andare su e giù con la matita, e non c’era nessuna parola che potesse riempire il foglio in quel modo, che potesse seguire quelle linee, non ci sono frasi che si scrivono così grandi, e poi di nuovo vi si è acceso lo sguardo, quello del giorno prima, oltre il vetro della finestra, quello che mi piaceva davvero, e sembrava quello dei minatori che tornano a casa al tramonto, quello dei seminatori quando esce la tempesta, quello di mia madre prima di partorirmi, quello di Joëlle il giorno in cui è divenuta donna davvero; voi avevate tutti quegli sguardi, e il mio.

E allora ho capito.

E penso sempre che sì, quello è stato il giorno in cui, senza saperlo, ho cominciato a innamorarmi di voi.

Vedete, anch’io ho la mia gomma pane, e anche lei ha cancellato tante di queste parole che ho già scritto di fretta, perché le rileggo e certe volte mi sembrano quelle giuste, ma poi suonano vaghe, imprecise; sono quasi quello che sento davvero, ci confinano, sono più o meno quello che voglio dire, ma non esattamente. Certe volte ci accadono cose troppo grandi, che non stanno dentro le parole, che spandono dappertutto come una fontana che versa in un secchio già pieno. Forse un giorno tornerò all’inizio, strapperò tutto anch’io, o invece distruggerò la mia lettera parola dopo parola, inesorabile, con dedizione e perfidia, perché ogni frase mi tagli, mi faccia una ferita.

Ma adesso la mia gomma pane si è concentrata su una sola parola. Basterebbe un gesto e cambierebbe tutto, signor Van Gogh. Se solo togliessi una parola. Innamorarmi. È una parola impegnativa, non trovate? Non ve l’ho mai detta, e ancora oggi non ho la forza di dirla e basta, cerco di spiegarla, di ragionarci sopra, nel tentativo di diminuirla, di renderla meno importante, perché mi spaventa. Dopo tanti anni, dopo quello che è successo, è ancora una parola incerta. Forse è cambiato tutto. Forse allora era il dubbio di essermi innamorata di voi; oggi è solo il dubbio che non possiate amarmi per quella che sono.

Ma se invece fosse successo? È una domanda che ritorna, ogni tanto. Cosa sarebbe successo? Cosa significa amarsi, essersi amati? Come sarebbe cambiata questa vita? Ho tanto desiderio di voi, e non so nemmeno cos’è il desiderio che ho, se è il desiderio che ha ogni donna o è solo mio, il mio modo di desiderare. Di desiderarvi. Vorrei sapere tante cose che non saprò mai. Vorrei che fossero accadute cose che non accadranno mai. Vorrei che questo fuoco che mi sorprende ancora, questo fuoco arancio-rosso come i vostri capelli, avesse lambito davvero le mie braccia, avesse annegato davvero il mio respiro, avesse allagato davvero questa nostalgia che ancora mi scotta. E poi ho paura, questi ricordi di voi mi sembrano troppo fragili, ho paura che si spacchino, ho il terrore di non poterci appoggiare sopra tutta questa passione, questa tempesta che cerco e non conosco, che cerco e in cui già sono, questa voglia in cui brancolo, e ho paura che sia tutta una cosa mia, senza di voi, che amandovi vi stia lentamente dimenticando, vi stia amando da sola, stia rimanendo da sola. Sarebbe stato bello, amarci. Cosa avrei saputo di più, se ci fossimo amati? Avrei preferito amare, o essere amata da voi? E poi mi avreste tradita?

Che donna sarei che oggi non sono?

TUTTI I COLORI DEL MONDO, Feltrinelli, pp. 144, Euro 14