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“BARBAROSSA” DI RENZO MARTINELLI

Gli effetti collaterali della drammaturgia

Barbarossa è un film di genere, un epic movie, che mi è, ci è costato quattro anni di sforzi produttivi”, con queste parole Renzo Martinelli presenta il suo ultimo film, costato 30 milioni di dollari. Una pellicola coprodotta anche da Rai Fiction e Rai Cinema: “Ho girato 100 km di pellicola, che sono diventati 3 ½ per il film. Avendo girato in inglese ho aperto per la vendita il mercato mondiale: ora abbiamo una presentazione a Roma e poi il 18 ottobre a Cannes; Rai Trade sta preparando un evento su Barbarossa alla presenza di eventuali compratori. Dopo di che sfrutteremo l’home video e dopo 12 mesi sarà pronta, montata, la versione lunga da trasmettere su Rai1″ afferma il regista.

Il regista di Barbarossa è entusiasta di sé stesso e della stessa ambizione con cui ha girato questo film e ne parla, in conferenza stampa, baldanzosamente e orgogliosamente esibendo il Premio Oriana Fallaci.

Siamo nel XII secolo (“Un secolo buio; non abbiamo un’iconografia dell’epoca che ci abbia permesso di ricreare una ambientazione certa. Gli storici del resto non sono d’accordo tra di loro, c’è poca documentazione e quella che c’è è contrastante” spiega Martinelli), le terre del Nord sono governate da Federico I di Hihenstaufen, passato alla storia con il nome di Barbarossa. Il suo sogno è quello di ricostituire il Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Per realizzare ciò e diventare l’impertator mundi, oltre che la supremazia del papato, deve espugnare le fortezze del Nord Italia, soprattutto Milano, che viene rasa al suolo. Ma un fabbro cavaliere, Alberto da Giussano, deciso a riconquistare la libertà, convince i governi sottomessi, impoveriti, a trovare il coraggio di combattere Barbarossa. Alberto organizzerà la formazione della Compagnia della Morte, un piccolo esercito tenuto insieme dallo spirito di fratellanza, che porterà alla nascita della Lega Lombarda. Sulla pianura di Legnano Barbarossa vedrà la sua sconfitta e lo sgretolarsi del suo sogno.

Barbarossa è proclamato dai suoi sostenitori, Lega in prima fila, come un “filmone”, un kolossal; anche se su questa etichetta qualche dubbio sgorga arzillo, soprattutto se soggiungono alla mente immagini di altri kolossal come il super citato Braveheart, o come L’Ultimo dei Moicani o, per restare in casa nostra, immagini di film di uno spessore poetico e universale: un titolo per tutti: Il mestiere delle armi, un capolavoro di Ermanno Olmi.

Dal punto di vista della ricostruzione storica, il personaggio di Barbarossa (interpretato da un professionista – e si vede – come Rutger Hauer) è delineato bene, la figura dell’imperatore Federico I è costruita con dovizia, come i costumi e i colori.
Ma per tutta la durata di Barbarossa permane un’atmosfera fantasy, in cui la fiction (e qui irrompe prepotentemente un progetto pensato più per la televisione che per il grande schermo) prende il sopravvento nella narrazione, dando vita a situazioni (Eleonora – Kasia Smutniak – sopravvissuta da piccola a un filmine, che ha visioni per tutto il film; dialoghi nostalgici e mielosi fuori luogo; scene di un matrimonio alla Robin Hood) che fanno scemare il pathos storico, mettendo in gioco, con questo incalzare fiabesco, la credibilità del film stesso, che risulta una semplice opera commerciale. La drammaturgia, su cui viene fatta gravare una doppia funzione, rimepitiva e da cantastorie, si sfalda a causa di quel voler pedantemente imitare opere straniere.

Titolo originale: Barbarossa
Nazione: Italia,
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 139′
Regia: Renzo Martinelli
Cast: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Ángela Molina, Christo Jivkov, Antonio Cupo, Zoltan Butuc, Federica Martinelli, Vlad Radescu
Produzione: Martinelli Film Company Int., RAI Fiction, Na-Comm
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 09 Ottobre 2009 (cinema)