Davvero deludente la prima nazionale del nuovo cast del musical C’era una volta… Scugnizzi!
-La cornice scelta (il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino) è stata sicuramente adatta ai mirabolanti cambi di scenografia, ma quella che si è vissuta non era certo l’atmosfera di un evento importante, quale una prima meriterebbe.
-Galleria e palchetti completamente vuoti, platea riempita per metà: e se non ci fossero stati tutti i parenti degli oltre 20 partecipanti allo spettacolo, quale sarebbe stato il risultato? Un triste deserto.
-Quattrocento spettatori sono una cifra ragguardevole, addirittura un traguardo, per molte piéce che partono senza pretese; ma in un teatro di circa 1200 posti, sembrano un’inezia, soprattutto se l’avvenimento viene pubblicizzato (con esagerato ritardo) come l’evento della stagione, e proviene da una serie di fortunatissime repliche negli anni scorsi.
-Forse però la colpa non è tutta della struttra ospitante: forse questi Scugnizzi hanno davvero un po’ stancato.
-La trama è sempre la stessa, di una banalità che quasi sconvolge: due “ragazzacci” della Napoli disperata si conoscono nel carcere minorile di Nisida. Quando usciranno, uno di loro, Saverio, sceglierà la via della fede e diventerà un prete, adoperandosi per recuperare i giovani che vivono in stato d’indigenza; mentre l’altro, Raffaele, continuerà per la strada dell’illegalità arrivando ad essere prima un pericoloso spacciatore e poi un vero e proprio boss. Il finale? Raffaele ammazza Saverio. E basta.
-Un colpo secco, mentre i ragazzini cantano una canzone senza testo (ripetendo all’infinito la stessa frase su note melense). Applausi fiacchi accompagnano il tutto, perché nessuno ha capito che la storia è davvero terminata in quel modo, quando si è ormai arrivati alla punta più alta (sempre con le dovute misure peculiari al contesto)del climax. E allora via con un medley delle canzoni di tutto lo show, per mandare via il pubblico almeno con un ricordo allegro.
-Davvero bravi i ragazzi in scena, questo è doveroso dirlo, peccato solo che non ci sia dato conoscere i loro nomi: niente brochure informativa nel foyer del teatro (perfettamente in linea con la condotta tenuta), niente sito completo. Ci fosse stato ancora Sal da Vinci a richiamar le folle, tutto ciò non sarebbe avvenuto.
-Non sappiamo quanto questo musical tirerà ancora nel capoluogo campano (si sa che “ogni scarrafone è bello a mamma soja”), ma di certo Scugnizzi non ha i numeri né il vigore per entrare a far parte dell’Olimpo degli indimenticabili.
C’era una volta…Scugnizzi!
-Musiche e testi di Claudio Mattone
-Testi in prosa di Claudio Mattone ed Enrico Vaime
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