Chi ama il rock, “certo” rock, duro, difficile, spesso estremo, si sarà forse imbattuto nel nome non troppo originale di Devin Townsend; certamente, se avrà chiesto o cercato informazioni in merito, ci avrà trovato spesso accostato l’epiteto di “genio”. Ed effettivamente “geniale” è un aggettivo su cui è facile e inevitabile rifugiarsi per chi si cimenti nell’impresa di descrivere questo artista canadese.
La sua storia musicale comincia a 19 anni, quando fu scoperto dal celebre chitarrista Steve Vai e letteralmente catapultato alla voce (e alla copertina) del suo “Sex and Religion”. Da allora, Devin Townsend ha intrapreso una carriera straordinariamente prolifica e varia, di cui l’album Synchestra, dato alla luce nel febbraio 2006, rappresenta l’ultimo capitolo.
Scommettere su cosa conterrà un album di Devin Townsend è perdere in partenza: tralasciando i suoi Strapping Young Lad, progetto metal-industrial con cui da dieci anni mette a ferro e fuoco club e open-air estivi, le uscite “soliste” marchiate con il suo nome hanno evidenziato tutt’altro che continuità: da “Infinity” a “Accelerated Evolution” passando per “Terria”, il cantante-chitarrista ha mostrato di trovarsi ugualmente a suo agio tra atmosfere rilassate e sfuriate in stile SYL, tra melodie cupe e composizioni scanzonate: il tutto dando sempre un preciso colore ai suoi album e risultando sempre fuori dai canoni. E anche con “Synchestra” non si smentisce, tradendo piacevolmente qualunque aspettativa.
“Let it roll” apre in maniera dolcissima: chitarra acustica e voce suadente sottolineano subito il feeling “positivo” che pervade l’album anche nei momenti più estremi, per i quali non è necessario attendere molto: nella successiva “Hypergeek”, chitarre folk lasciano presto spazio ad una vera e propria aggressione sonora, in cui la band scatena sui rispettivi strumenti tutta la sua furia. Questi due brevi pezzi fungono da incipit per “Triumph”, 7 minuti in cui Devin Townsend mette in luce tutta la sua “attitudine progressiva”, con arrangiamenti maestosi su di una struttura tutt’altro che classica, contenente addirittura un intermezzo country. La canzone vede come speciale ospite anche il mentore Steve Vai, autore di un bellissimo assolo di chitarra in chiusura. “Babysong” è una sorta di “ninna nanna heavy-metal”, che si regge su imponenti cori e riff di chitarra elettrica ripetuti. “Vampolka”, nel suo scherzoso giro di hammond, suona come una presa in giro che introduce “Vampira”, genialità tinta di gotico, metal e rock 80s: in essa Hevy Devy canta e ringhia, a suo agio su un pezzo tiratissimo e divertente. La breve “Mental Tan” è un intermezzo più rilassante, con Townsend intento a tessere melodie eteree su un tappeto di tastiere e chitarre. “Gaia”, per alcuni versi accostabile ai tempi di “Infinity”, è basata su un poderoso riff di chitarra e sospinta da un arrangiamento solido ma disteso, caratterizzato da tastiere molto presenti e cori imponenti, come è nello stile di Townsend. “Pixillate” è tra i brani più difficili e ricercati dell’album, dove Devin dà un saggio della sua tecnica vocale passando da urla feroci a delicate melodie orientaleggianti. A questo punto, che sembra rappresentare l’apice dell’album, questo sembra per certi versi perdersi: i brani seguenti mantengono inalterati i loro tratti distintivi, l’esecuzione della band e la produzione sono ancora impeccabili, ma la qualità delle composizioni non raggiunge quella già ascoltata, quasi a significare idealmente che la “ricerca” di Hevy Devy non è finita. La bonus track “Sunshine and Happiness”, diretta e ironica, è la postilla che chiude l’album in puro stile Townsend.
“Synchestra” non è l’album perfetto: alcuni passaggi, specie nella parte finale, suggeriscono che il lato “più artistico” di Townsend è ancora in fase di maturazione; il suo stile, estremo nella proposta e nella ricerca di soluzioni, è un’arma a doppio taglio che rende ogni sua opera originale e allo stesso tempo difficile da far quadrare, come se l’artista canadese rimanesse a volte soffocato dalla sua stessa creatività. E’ certo che questo lavoro, come i precedenti, contiene dei veri piccoli capolavori, spunti di un “genio” che pare ancora risparmiarsi in vista dell’uscita definitiva dalla lampada.
Track listing:
1. Let It Roll (2:52)
2. Hypergeek (2:20)
3. Triumph (7:08)
4. The Baby Song (5:30)
5. Vampolka (1:36)
6. Vampira (3:27)
7. Mental Tan (2:15)
8. Gaia (6:03)
9. Pixillate (8:17)
10. Judgement (5:55)
11. A Simple Lullaby (7:09)
12. Sunset (2:31)
13. Notes From Africa (7:42)
14. Sunshine And Happiness [Bonus Track] (2:36)
Line-up:
– Devin Townsend / lead vocals, guitar
– Brian Waddell / guitar
– Ryan Vanpoederooven / drums
– Dave Young / keyboards
– Mike Young / bass





