Il secondo romanzo di Moccia si apre lì dove si chiudeva Tre metri sopra il cielo: Step cerca di dimenticare Babi e se ne va in America.
Chi non fosse stato travolto dal successo, letterario e filmico, di Tre metri sopra il cielo, non può capire l’ansia e il desiderio di sapere cosa è successo tra Step e Babi. Dopo aver lottato contro tutti, come dei novelli Romeo e Giulietta, per potersi amare, si lasciano definitivamente, almeno così sembra dalle ultime pagine di Tre metri sopra il cielo.
Ora è disponibile in libreria, da pochi giorni, il seguito di Tre metri sopra il cielo, dall’accattivante titolo Ho voglia di te. Ma chi ha voglia di chi? È Step che vuole Babi o Babi che vuole Step? Per i lettori ci sarà un bella sorpresa, per nulla attesa che fa di Ho voglia di te, un seguito che sembra rompere completamente con la prima fatica di Moccia.
Il romanzo è completamente incentrato sulla figura di Step che, passati ben due anni in America, torna in Italia pronto a cambiare vita. La scelta di fare delle altre vicende e degli altri personaggi, elementi quasi marginali, fa si che il romanzo abbia un tono meno corale e appaia molto più maturo rispetto alla prima prova di Moccia. In merito ai contenuti, si può dire che Ho voglia di te è molto più esplicito, soprattutto per quanto riguarda i riferimenti sessuali. Meno ‘casto’ è anche il linguaggio, più libero e volutamente cinematografico.
Mentre si leggono le 413 pagine che compongono il romanzo, non si può non pensare ad una resa cinematografica, come se Moccia abbia scritto il romanzo pensando già alla sua trasposizione filmica, con Riccardo Scamarcio nel ruolo del bel Step.
Un romanzo generazionale che piace a chi si identifica in Step o Babi. Sicuramente si posizionerà in testa alle classifiche di vendita per un bel po’.
Federico Moccia, Ho voglia di te, Milano, Feltrinelli, pp.413, € 16.






