mercoledì, Settembre 2, 2026
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“IL PIAVE MORMORAVA” DI GIOVANNI GIUSTO ED ERNESTO SFRISO

Mormorii di pace

Il Piave mormorava “qui non passa lo straniero“. Lo straniero no: piuttosto salta il ponte, piuttosto si muore a diecimila per volta. Però, di genti, di vite, di cadaveri: questi sì che sono passati, in quegli anni crudeli della prima guerra mondiale. E il Piave, testimone muto, assiste a tutto: lava vite disperate, annega le lacrime, risciacqua il dolore. Come una memoria storica viva, come un documento.

A 90 anni da quel 1918, in cui il mondo finalmente si quietò, Giovanni Giusto ed Ernesto Sfriso scrivono Il Piave mormorava, spettacolo di teatro-canzone che parla di guerra per pensare alla pace. Raccontare la guerra cercandone gli aneddoti, magari raccogliendo le storie degli ultimi soldati rimasti, sarebbe stato un meccanismo già visto. Perciò, sapientemente, Giusto e Sfriso evitano il piglio documentario, strettamente episodico, e introducono nella narrazione un elemento fortissimo, diretto, concreto: le voci degli alpini del coro Monte Peralba. Che subito, con il loro canto, portano il pubblico lì, giù dalle Alpi Carniche, dove c’è odore di larici, verde di foglie e di prati, vento di nubi un po’ più vicine. Lì, dove, difficile concepirlo immersi in tanta bellezza, la guerra impazzava.

Tre gli elementi principali dello spettacolo: Giovanni Giusto, voce narrante e cantastorie con il suono pulito della sua chitarra, è il fiume Piave, che racconta con tono sentimentale delle genti delle sue sponde, tra cui l‘amore di Giulia la bella e Mario il pescatore. Il Coro, diretto da Leandro Camerotto, è la memoria, il pensiero della trincea, la massa ammassata, il corpo vivo del soldato. Gli attori del Teatro dei Pazzi (Giovanna Digito, Giuseppe Marra, Cristian Gobbo, Stefania Florian) sono gli uomini e le donne della vita quotidiana: quelli che rimanevano a casa, che morivano di pellagra, che emigravano, che dovevano salire al fronte.

La regia di Mirko Artuso unisce con abilità queste tre componenti, cui si aggiungono dei video mai estetici che aumentano la suggestione della scena. Giovanni Giusto, pigmalione del palcoscenico, accompagna con il filo rosso del suo racconto lo svolgersi degli eventi, e raggiunge i massimi livelli di emozione quando, alla chitarra, la voce nuda dopo la potenza del coro, intona inni pacifisti come “Il disertore” di Boris Vian e una “Guerra di Piero” rivista e riadattata. Un plauso particolare a Giovanna Digito, intensa e commovente nelle sue tonalità roche. Suggestivi gli spostamenti del coro, capace di creare silenzi e tumulti, movimenti e stasi drammatiche, unendo alle eccellenti capacità canore anche una buona presenza scenica.

Lo spettacolo, visto al Palazzetto dello sport di Torri di Quartesolo (“È ammirevole che l‘amministrazione comunale abbia scelto di portare questo spettacolo qui, fuori dai circuiti teatrali classici” ha commentato Giusto), è prodotto dall’Associazione Teatro dei Pazzi, dalla Città di San Donà di Piave, dalla Regione Veneto e dalla Nazionale Italiana Cantanti.

www.giovannigiusto.it, www.teatrodeipazzi.com