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LEONOR FINI L’ITALIENNE DE PARIS

A Trieste

Bella, elegante, estrosa, seducente e problematica, Leonor Fini nata a Buenos Aires da madre italiana e padre argentino, fu musa intrigante dei grandi del secolo scorso da Joyce a Saba , Svevo, da Dalì a Magritte, Man Ray, Giacometti, Bataille, Max Ernst, Cocteau, per non citare che i maggiori.

Giunta a Trieste in giovanissima età, visse in quasi clandestinità parte della fanciullezza per sfuggire al padre che dopo la fine del matrimonio, la pretendeva per sé. Cominciò la sua avventura di pittrice a Trieste, appena adolescente, dipingendo con uno stile naturalistico-descrittivo. Trasferitasi a Milano riprese i modi classicheggianti di Funi e il colorismo di Tosi e Carrà, ma fu a Parigi che trovò la sua cifra stilistica .riconducibile al surrealismo di Breton, anche se rimase avulsa dai dogmi di questo movimento. Pur nell’innegabile gioco di influenze e interrelazioni , lo stile di Leonor è sostanzialmente autonomo, orientato in modo personale verso un simbolismo tutto suo. Le citazioni diventano un pretesto per sviluppare un suo discorso pittorico dove si mischiano i segni di varie suggestioni rivissute sempre come punti di partenza . Idolatrata nel corso della sua lunga vita ( nata agli inizi del secolo muore nel 1996), , omaggiata in numerose mostre era però assente dalla scena italiana da oltre 25 anni cioè da quando Ferrara le dedicò una ricca monografica a Palazzo dei Diamanti. A riproporla, a partire dal 4 luglio e fino al 4 ottobre è ora la sua città di adozione, Trieste con la rassegna Leonor Fini . L’Italienne de Paris al Museo Revoltella, per iniziativa dello stesso Museo e dell’Assessorao alla cultura del Comune di Trieste. Si tratta di 150 opere fra dipinti, disegni, fotografie, illustrazioni per libri.

Affascinata dal lato oscuro delle cose, curiosa indagatrice dell’inconscio, attinge per il suo simbolismo onirico all’eleganza dello stile classico, alle ossessioni visionarie di Fussli, dando vita ad una estetica del sublime dove convivono inquietudini, arcani mondi misteriosi, erotismo,. Consapeole della propria bellezza e del fascinoso dominio che esercitava sugli altri, viveva un narcisismo compiaciuto che la portava a ritrarsi in innumerevoli ritratti, il genere a lei più congeniale, arrivando a inventarsi il tema del doppio per duplicare ulteriormente la propria immagine. Parafrasando il titolo di un film allora famoso, Leonor fra l’altro era chiamata “ La gatta sulla Parigi che scotta” per sottolineare sia il suo fascino felino che per accomunarla a uno dei suoi grandi amori, quello per i gatti da lei rappresentati in numerose opere assieme agli altri temi ricorrenti come le sfingi, la maschera, esseri e oggetti simbolo, per eccellenza del suo realismo magico.

Esuberante e attratta da ogni forma artistica che le consentisse di esprimersi, non si limitò a dipingere, ma si dedicò anche alle arti applicate creando, fra l’altro, costumi teatrali e per il cinema : suoi i costumi del film di Castellani “ Romeo e Giulietta”. Il magnifico flacone che ideò per il profumo creato da Elsa Schiapparelli, Shocking,contribuì in modo determinante al grande successo di vendita. Generosa verso gli artisti in cerca di affermazione, si prestò di buon grado a offrire disegni per illustrare i libri da loro scritti, disegni divenuti ora pregiati cimeli.
Del suo effervescente e poliedrico universo creativo c’è ricca rappresentanza nella mostra triestina. Manca solo la celebre foto di un suo nudo scattata da Cartier Bresson, di recente venduta ad un’asta per una cifra astronomica.

“Leonor Fini, l’italienne de Paris”
Museo Revoltella – Galleria d’arte moderna
Trieste
4 luglio – 27 settembre 2009
lunedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10-20 / giovedì 10-23 / martedì chiuso