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PLANET FUNK, TOUR 2005

Roma Rock Festival - Fiesta, Stadio delle Capannelle, 21 luglio 2005

Assistendo al live dei Planet Funk si ha come l’impressione di sentir suonare una rock-band. Non solo per la partecipazione calorosa da parte del pubblico che spesso recita a memoria le parole dei testi, cosa peraltro abbastanza rara per un gruppo che, in base ai codici del mercato musicale, si definisce dance. Ma soprattutto per la capacità di presentarsi come veri musicisti, continuamente vogliosi di sperimentare nuovi territori.

Prima del concerto, si respira nell’aria la voglia di sentirli suonare dal vivo. Per i più esigenti il tutto si traduce nella curiosità di scoprire se sono in grado di riprodurre tutto quanto esce dal cd. Si amano definire un “collettivo aperto” per rimarcare le loro componenti sperimentali. L’origine del loro progetto musicale, infatti, era coniugare i modi del rock con quelli della dance. Sotto questo impulso la squadra livornese-fiorentino-napoletano ha prodotto due cd (“Non zero sumness” e “The Illogical Consequence”) che concretizzano senza sbavature questa idea. In questo secondo lavoro, in particolare, molti ci hanno visto o hanno voluto vedere gli universi sintetici profetizzati 25 anni fa dai Depeche Mode, New Order, Pink Floyd, Talk Talk.

Da quando sono nati, i Planet Funk sono riusciti a conquistare i dance-floor di mezza Europa. Il quartetto formato da Sergio Della Monica, Marco Baroni, Domenico GG Canu e Alex Neri nel nuovo lavoro centra le proprie attenzioni sulle paure dell’uomo e sull’amore e con un filo logico all’interno del cd. La voce principale del precedente album, il carismatico Dan Black, è stata sostituita dalla buona ma poco graffiante voce del dj John Graham. Nel live, però, è la voce femminile dell’album (Sally Doherty) ad uscirne vincitrice grazie alle sue doti canore e alla buona capacità di interagire con il pubblico presente. Ospite speciale del disco e nello stesso tempo della serata, Claudia Pandolfi. L’attrice dà la voce a un’avveniristica donna del futuro nella traccia dal titolo Inhuman Perfection. I brani del primo e del secondo album si susseguono in maniera incessante come se un filo rosso riuscisse a legarli tutti in un unico componimento.

Inside alle the people, The Switch, Chase the sun, Who said, Stop me sembrano essere le tracce più apprezzate dal pubblico presente. Peccato per Tears after the rainbow, una delle tracce più belle del loro secondo lavoro, eliminata dalla scaletta non solo per la durata (poco più di otto minuti) ma soprattutto per essere un brano interamente strumentale. In questo pezzo viene infatti campionato un famoso discorso di Julius Robert Oppenheimer, il fisico che nel 1965 concepì la bomba atomica. Nella famosa intervista rilasciata alla NBC, da cui sono state estratte le parole del brano, si vedono le lacrime di un uomo consapevole di aver creato una terribile arma di distruzione. Secondo i Planet Funk stessi l’uomo è l’artefice del proprio destino e ‘The Illogical Consequence’ celebra a modo suo l’eccezionalità della mente umana e la sua capacità di modificare la realtà.