Sono oltre cento le opere dell’artista milanese esposte nella personale ospitata nel Palazzo dell’ex Monte di Pietà a Padova. Un’esposizione che testimonia le varie fasi dell’irrequieto percorso artistico di Remo Bianco (1922-1988), uno dei protagonisti indiscussi dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Settanta.
Il filo conduttore della mostra è costituito dalla ricerca sull’idea dell’arte e dalla sperimentazione continua sulla materia: grumi di colore misto a vetro, ritagli di stoffa, plexiglas, calchi di gomma, foglie d’oro e persino fumo colorato (per la cui produzione Bianco aveva realizzato alcuni camini futuristici, due dei quali sono esposti nella mostra) diventano nelle sue mani espressione di un’arte sospesa tra ironica provocazione e rigore geometrico e formale.
L’esposizione ripercorre cronologicamente l’evoluzione artistica di Bianco, con varie sale dedicate alle sue sperimentazioni. Si inizia con i primi dipinti figurativi della prima metà degli anni ’40, il cui espressionismo prelude a quello più astratto e magmatico dei Nucleari, per passare poi ai 3D, quadri tridimensionali composti da strati sovrapposti di vetro dipinto oppure di plexiglas sagomato in vari colori. Opere innovative, di molti anni precedenti ai “teatrini” di Fontana, e con le quali riuscì a realizzare le prime mostre personali a partire dal 1948. Dell’inizio degli anni ’50 sono le Impronte, calchi in gomma o gesso di oggetti d’uso comune (spesso giocattoli) e le Testimonianze, piccoli oggetti raccolti in buste trasparenti ed allineati in una specie di museo dei ricordi. Sono solo due degli esempi dei richiami all’infanzia nell’arte di Bianco (il cui vero cognome era Bianchi), periodo felice in cui tutto sembrava realizzabile all’interno del cortile di un palazzo della periferia milanese.
Le sale successive ospitano una ricca raccolta di Collage, ciclo di opere nato alla fine degli anni ’50 e successivo al viaggio dell’artista in America, dove conobbe Tobey e poté vedere dal vivo le opere di Pollock. Si tratta di quadri e sculture realizzati da tanti piccoli ritagli di materiale diverso, dalla stoffa, alla carta e alla tela, che Bianco prima dipingeva, poi ritagliava in rettangoli ed infine ricomponeva in una nuova opera. In questi lavori emerge l’amore per la geometria e l’ossessione per il motivo della scacchiera (ma sempre irregolare e “sporcata” da interventi successivi di colore) che negli anni successivi ritroviamo in una serie di opere che sono probabilmente tra le più conosciute dell’artista milanese: i Tableaux Dorés, realizzati con foglie d’oro e d’argento.
Ed ancora, troviamo testimonianze dell’Arte Chimica, il cui manifesto venne redatto da Bianco nel 1964, foto e scritti del periodo “sadico”, accanto ad alcune Sculture Trafitte e Sculture Calde, opere che testimoniano l’inesauribile carica innovativa dell’artista, che però per molto tempo, sia prima che dopo la morte, non ebbe affatto fortuna tra critici, galleristi e mercanti.
L’ultima sala ospita le ricerche degli anni ’80, in cui si assiste ad un vero e proprio ritorno alle origini del linguaggio, in una serie di opere che sembrano tratte dagli abbecedari scolastici, fatte di semplici disegni geometrici su sfondo quadrettato, in quella che giustamente è stata definita Arte Elementare. Dipinti carichi di critica nei confronti delle tendenze dell’arte contemporanea, e di amarezza per l’incomprensione della propria opera, su alcune delle quali non a caso campeggia la scritta “Banal Art”.
REMO BIANCO. LA METAMORFOSI DELLA MATERIA – Dal geometrico al nucleare, dai collages all’arte elementare
Padova, Palazzo del Monte – Piazza Duomo
dal 10 giugno al 31 luglio 2005.
Orario: dal martedì alla domenica dal 10,30 alle 19,30 – Lunedì non festivo chiuso
Mostra a cura di Lorella Giudici e Leo Guerra, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Settore Attività Culturali Direzione Mirella Cisotto e Alessandra De Lucia.
Associazione Remo Bianco – Via Baiana, 15 – Brescia; Segreteria Organizzativa: Clara Saioni www.remobianco.org
Per info: Settore Attività Culturali, Via Porciglia 35, Tel.049 8204537;Fax049 8204503;saionic@comune.padova.it; http://padovacultura.padovanet.it
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