RomaFilmFest 2012: bilancio di un festival mai decollato

In attesa di scoprire i vincitori, ecco pregi e difetti del Festival di Roma

ROMA – E’ arrivato il momento di fare un bilancio di questa settima edizione del Festival Internazionale del film di Roma e, a poche ore dalla fine, ciò che si registra non è certo rassicurante perché, nonostante gli sforzi di chi ci ha creduto e le speranze di chi è intervenuto, le sorti di questa ex Festa, che non riesce proprio a divenire Festival, sono a dir poco appese ad un filo.

Nutrita quanto mediocre la produzione di film italiani: tra questi decisamente non brillano le pellicole di Pappi Corsicato e Paolo Franchi, peraltro in Concorso; da salvare invece qualche documentario, tra cui Carlo! sul nostro Verdone, e qualche film nella Sezione Alice nella Città. Poche le pellicole da segnalare al pubblico che hanno fatto intravedere qua e là qualche sprazzo di luce nell’ambito di una rassegna agonizzante a cui, a quanto pare, neanche l’esperienza di Muller ha potuto far evitare il baratro.

Dopo le due commedie francesi Main dans la main in Concorso e Populaire Fuori Concorso, sicuramente vanno segnalati tre film in Gara che potrebbero battersela con la pellicola della Donzelli. Il primo è Mai morire, lungometraggio del regista messicano Enrique Rivero (già premiato al Festival di Locarno per Parque Via), film poetico e asciutto che tratta senza retorica ma con misticismo e magia il tema della morte, attraverso l’assistenzialismo di una donna, madre e moglie, nei confronti della propria nonna quasi centenaria alla quale si dedica con affetto e dedizione sino a quel “passo” verso l’ultimo respiro; narrato in forma di racconto intimo, Mai morire per ambientazione e fotografia potrebbe far ricordare un film di Olmi, anche se non è certo paragonabile a L’albero degli zoccoli.

Diametralmente opposta alla precedente è A glimpse inside the mind of Charles Swan III di Roman Coppola, genere commedia scoppiettante a tratti demenziale, di manifattura molto originale che ricorda lo stile di Wes Anderson di cui Roman Coppola, nato e cresciuto nel mondo del cinema, è stato sovente sceneggiatore e produttore. Il film narra di alcune giornate della vita di Charles, grafico di successo, narcisista e dongiovanni, interpretato da uno strepitoso ed irriconoscibile Charlie Sheen, affiancato da un Jason Schwartzman, Patricia Arquette e da un meraviglioso Bill Murray, con un’ambientazione anni ’70 esteticamente perfetta.

Infine, nella giornata di ieri, è stato presentato alla stampa The Motel Life, ultimo dei film in Concorso ed opera prima di Gabriel e Alan Polsky, tratto dall’omonimo romanzo del cantate country Willy Vautin, interpretato da due bravissimi Emile Hirsch e Stephen Dorff e da una decisamente cresciuta Dakota Fanning: il film è stato accolto da un prolungato applauso dalla stampa e parla di redenzione, di amore fraterno, di lealtà e sacrificio, di fantasia e speranza per sfuggire alla realtà dura di cui è intrisa la vita balorda e on the road dei fratelli Frank e Jerry Lee, che soli al mondo fanno di una stanza in un Motel di Reno, in Nevada, la loro casa.

Aspettando il verdetto, l’auspicio è di assistere in futuro, in un luogo e un tempo imprecisati, a una rassegna con maggior numero di pellicole di pregio, dove i giudizi sulle opere possano essere assoluti e non sia necessario relativizzarli a ciò che in quel luogo e in quel momento ci sembra da salvare rispetto a quanto ci viene drammaticamente offerto.