Al Festival di Locarno Duwane Dunham, classe 1952, montatore e regista cinematografico e televisivo, noto soprattutto per le sue collaborazioni di lunga data con George Lucas e David Lynch, presenta un bizzarro film imbevuto di umori surrealisti, basato sull’opera teatrale di SE Feinberg.
In un far west perenne, insomma un XX secolo in loop, in un luogo imprecisato, un uomo (Thomas Haden Church) scava una buca.
100 anni dopo, quella buca si perde all’infinito.
Il pronipote dell’uomo, il signor Goose (Haden Church) sovrintende a un’enorme opera monumentale in cui centinaia di uomini continuano a scavare a mano, per ragioni volutamente sconosciute al pubblico, come le ragioni stesse dell’impresa.
E tutti sonio apparentemente gratificati e felici del loro lavoro, finché una minaccia insidia questa strampalata armonia.

Duwane Dunham ha trascorso gli ultimi trent’anni a sviluppare il progetto di The Happy Worker, affidatogli da David Lynch.
Scritto con allegria scanzonata e con un senso dell’assurdo il film usa i toni caldi (merito del direttore della fotografia Reed Smoot) della favola per mostrare l’impatto avido dell’avanzata del capitalismo, del bene e del male, del rapporto tra tradizione e modernità, del desiderio di essere uomini di successo, di fede e di lavoro,
Forse è una storia che per potrebbe apparire frustrante per chi non ama questo genere strampalato, ma se si riesce a entrare nell’ingranaggio di imprevedibile della creatività di Dunham allieterà il cuore. Non si possono menzionare i due eccezionali attori caratteristi, che hanno reso accattivante il tutto: Thomas Haden Church e Colm Meaney.






