Ieri 6 giugno all’Anteo Palazzo del Cinema, il format curato da Andrea Chimento che indaga sul rapporto tra i professionisti del settore e la Settima Arte ha visto protagonista Giorgio Diritti.
Il regista, collaboratore di Pupi Avati, dopo gli esordi tra documentari e cortometraggi si è affermato con Il vento fa il suo giro (2005), un vero caso cinematografico nazionale, e con L’uomo che verrà (2009) premiato ai David di Donatello, proprio come Volevo nascondermi, dedicato ad Antonio Ligabue.
Nell’intervista Diritti sottolinea spesso come il suo cinema abbia una potente dimensione giocosa: girare, ma anche scrivere una sceneggiatura o fare sopralluoghi per i set.
“Cercare e trovare quel che serve per una certa storia è, a tutti gli effetti, un gioco. E questo senza nulla togliere alla responsabilità artistica, che si fonde con la dimensione ludica” conferma deciso.
Racconta anche, su precisa domanda, di come la prima scintilla d’amore e il desiderio di lavorare nel mondo del cinema si siano accesi quando, ancor bambino, i suoi genitori comprarono la prima tv: lui si addormentava sulle loro gambe, con ancora negli occhi le immagini dei film western o di Chaplin.
Infatti, una delle clip scelte dal regista viene proprio da Tempi moderni di Chaplin, che definisce “la completezza del cinema: anticipava il futuro e raccontava l’umanità, parlava e parla di tutti noi”.
La seconda clip è di Fellini, da La strada.
“C’è un ponte tra Fellini e Chaplin. Entrambi hanno il focus puntato su chi è in difficoltà, su come si possa cercare di trovare risorse per evolvere”, dice Diritti.
Da notare che anche Valeria Bruni Tedeschi ha scelto per il suo talk gli stessi Maestri: sarà interessare vedere le scelte di Dario Argento che terrà lo stesso talk lunedì 7 giugno.
Terza clip è una delle scene più potenti di Mission, dove la colonna sonora di Morricone e le scene di Joffé emozionano anche senza dialoghi.
“Anche qui c’è una grande attenzione all’animo umano, al racconto di chi vuole creare un futuro, nonostante la storia e i ‘no’ della vita. È un tema, come quello degli ultimi, tipico mio. Tanto quanto il rapporto dell’uomo con la Natura: noi siamo piccoli, dobbiamo ridimensionarci, ritrovare il contatto con la nostra origine.”
Infine, Diritti ha salutato gli ascoltatori con la scena iniziale de Il cielo sopra Berlino di Wenders.
“Il cinema è lo sguardo. Qui il punto di vista del regista va oltre l’uomo, dall’alto guarda la realtà per entrarci dentro e concretizzare le emozioni, per aiutare l’uomo a capire se stesso: piccolo, indifeso, smarrito…”











