Ha riempito la sala del Cinema Edera in occasione dell’Edera Film Festival 2025 il primo lungometraggio diretto da Cristian Tomassini dal titolo “Brenta connection”. La commistione nel titolo del toponimo local con un termine volutamente internazionale fa da antifona alla scelta di accostare il dialetto veneto ad un inaspettato inglese come lingue preponderanti del film, egualmente sottotitolate. Il risultato è intenzionalmente comico e tratteggia il tono di un film che da subito si dimostra figlio di una evidente capacità tecnica, ma senza mai prendersi troppo sul serio.

Il film inizia in notturna, in un allevamento di bovini illuminato dalle luci al neon, con il personaggio di Romano (la cui credibilità è tutta dono di Silvio Comis) che si aggira guardingo con un fucile a canne mozze a caccia del nemico, la volpe. Tutto nella norma finché lo squillo di un telefono lo distoglie dalla sua preda: è Bruno (Valerio Mazzucato), che nella placida confusione indotta dall’alcol va ripetendo di aver trovato un tesoro. Da questo momento si innesca una serie di eventi quasi casuali che coinvolgono personaggi provenienti da mondi distanti, ma i cui percorsi narrativi inaspettatamente convergono in un mix di comicità e caos organizzato, di cui Tomassini tiene magistralmente le fila dall’inizio alla fine.

Ne risulta un prodotto sicuramente originale, volto a inaugurare un genere pulp di provincia che in Veneto non ha precedenti. Tratti distintivi? Commedia e grottesco, dialetto e sfumature noir, in un progetto di regia e con scelte di fotografia sempre all’altezza dell’intento.

Non sfugge mai un tempo comico, non scavalca mai un gradino nel climax della sceneggiatura: così “Brenta connection” intesse una rete intorno allo spettatore che vuole solo arrivare a conoscere l’epilogo degli eventi, senza per questo dover rinunciare all’ilarità che progressivamente scuote la sala.

La comicità è uno degli elementi centrali di questo lungometraggio: risponde innanzitutto all’esigenza di intrattenimento e catalizza l’attenzione, è un elemento dal forte potere dissacratorio, spesso lo spettatore ride per le peculiarità regionali in cui egli stesso si riconosce, ma allo stesso tempo irridendole ne prende le distanze, con un effetto catartico e liberatorio. Ma in “Brenta connection” dopo l’esplosione della risata subentra il sorriso, a testimonianza di un piano interpretativo più sottile: lo stile da film poliziottesco all’italiana è una scelta curata, l’assurdità degli inseguimenti a bordo di Fiat Panda e camion dei rifiuti è un occhiolino strizzato allo spettatore e lo sviluppo sapiente di una sceneggiatura in cui la coralità non frammenta, ma rinsalda il filo narrativo porta ad uscire dalla sala soddisfatti, intrattenuti e divertiti.