La Menzione Speciale nella sezione Focus Nord Est dell’Edera Film Festival 2025 va a un cortometraggio molto particolare. Scritto, diretto e narrato da Simone Marino, “CRUSH” è stato realizzato durante la residenza artistica al Laguna Film Lab. Si tratta di un’opera estremamente cinetica dove il montaggio di immagini di archivio raffiguranti Chioggia e la Laguna Veneta si alterna a nuove riprese effettuate in loco.
Nella città costiera troviamo collocato un imbarcadero, pare uno dei tanti, ma lui è speciale: è il nostro protagonista. Il segno distintivo di questo molo è il fatto di non servire più a nessuno, da anni ormai il suo legno marcisce bagnato dall’acqua lagunare senza più essere attraversato dai passi febbrili di cittadini e turisti.
In “CRUSH” Marino dà voce allo struggimento dell’imbarcadero, in bilico tra la mancanza affettiva e l’assenza fisica dei suoi ex frequentatori. Diveniamo testimoni delle sue emozioni quasi fossimo di fronte ad un’anima in ricovero da una delusione amorosa: rabbia, frustrazione, astinenza, residua passione, disprezzo. Sullo schermo si susseguono riprese di altri tempi, quasi feticistiche, dove scarpe di ogni tipo, piedi nudi, gambe scoperte attraversano la piattaforma per raggiungere le loro destinazioni. I corpi si srotolano sulle tavole del molo nelle calde giornate estive, per raccogliere quanto più sole possibile prima di tornare alle rispettive vite. Il montaggio include foto in bianco e nero, video d’antan, immagini contemporanee di solitudine; nella frenesia epilettica non stiamo dietro al loro alternarsi, rapiti dalla veemente narrazione dell’autore. Il cortometraggio, narrato dallo stesso regista Simone Marino, ci trasmette tutta l’inquietudine che genera l’abbandono. Se l’imbarcadero affonderà sarà per mancanza d’amore, se affonderà sarà perché ancora ricorda l’ultimo attracco e non riesce ad esistere senza di “lei”. La magra consolazione è sapere che semmai dovesse inabissarsi sarebbe in ottima compagnia, perché tutto nella laguna è temporaneo, anche la vicina Venezia lo è. La voce fuori campo recita “la verità è come l’acqua: puzza” e noi in questa poetica disamina accettiamo il degrado di quel molo come l’inevitabile fine di ogni cosa.











