domenica, Luglio 19, 2026
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Con “To the Victory!” Vasyanovych porta il cinema ucraino al MFF26

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Presentato al Festival di Toronto, To the Victory! (2025) è stato selezionato per concorrere nella sezione Lungometraggi della seconda edizione del Milano Film Fest 2026.

Proiettato in anteprima nazionale il 6 e il 7 giugno (ore 21:45) all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano.

To the Victory!, il film

In un ipotetico futuro post-bellico, un regista ucraino (lo stesso Valentyn Vasyanovych che interpreta il suo alter ego) torna a girare un film e, con il suo lavoro, si aggrappa alla speranza di un ritorno alla normalità.

In un Paese che fatica a risollevarsi nonostante la fine del conflitto, lui è sempre più solo. È rimasto a Kiev con il figlio diciottenne e vive a distanza il rapporto con la moglie e la figlia più piccola, rifugiate a Vienna fin dall’inizio dell’invasione russa e che ormai faticano a vedere un ritorno possibile nella terra d’origine.

La pellicola è il capitolo conclusivo, dopo Atlantis (2019) e Reflection (2021), della trilogia ucraina distopica. Un progetto ambizioso, profondamente intimo e concettuale.

Un film nel film

Con To the Victory! lo spettatore si trova dentro un riuscito esempio di metacinema.

Vasyanovych infrange tutte le barriere: costruisce, scompone e sabota ogni sequenza del “film nel film”, fa agire il se stesso (davanti e contemporaneamente dietro la cinepresa) con lo spettatore, rimbalzandogli di continuo addosso la responsabilità di interpretare le scene e a comprenderne i molteplici significati.

Un dialogo diretto, autentico, di cui il grande cineasta ucraino si serve per raccontare il proprio Paese, le speranze di un futuro migliore, la voglia di tornare a esprimersi con il mezzo che gli è congegnale per dare un aiuto a interpretare la realtà contemporanea ormai al di là di ogni logica, e per restituire un senso di comunità a un Paese devastato.

Vita personale e politica si intrecciano e si confondono in continuazione, proprio come le riflessioni su passato, presente e futuro. Il calo demografico inevitabile e l’emigrazione delle mogli e dei figli, l’esasperato conflitto fra le tre generazioni (nonni, figli e nipoti), l’amicizia e la solidarietà tra sopravvissuti, la dipendenza dall’alcool, la possibilità che l’arte in genere (e il cinema nello specifico) possano rinascere. 

Tuttavia, Vasyanovych sembra suggerirci amaro, quale futuro è possibile se il presente sembra irrecuperabile?

Qui per vedere il trailer del film.