“Concrete Bach” è il primo dei quattro documentari della sezione Veneto Doc che ha concluso l’Edera Film Festival 2025. Prodotto da Cabiria Film & Production, della durata di 20 minuti, il corto è una commistione di raffinata fattura fra musica classica e architettura.
Ad ospitare la creazione è il complesso funerario del Memoriale Brion, gioiello del FAI situato a San Vito (Altivole). Questo capolavoro del modernismo di Carlo Scarpa è unico nel suo genere, grazie alla perfetta armonia della sua geometria intrinseca, dove risiedono combinazioni di diversi stili (fra cui ad esempio moltissime contaminazioni orientali), ed è così originale che Denis Villeneuve l’ha ritenuto perfetto per girarvi alcune scene del suo film di fantascienza “Dune – Parte 2”.
Il componimento di Bach che è stato scelto per accompagnare questo viaggio nella tomba della famiglia Brion (e dello stesso Scarpa) è “La Ciaccona”, non a caso un’altra forma di “memoriale”, questa volta sonoro, della prematuramente scomparsa moglie di Bach. Chi conosce il geniale compositore tedesco saprà di certo che nelle sue opere nulla è accidentale, e che l’attenzione alla struttura e alle proprietà matematiche dello spartito sono studiate nei minimi dettagli, quindi è naturale trovarlo accostato a forme d’arte visiva che si basano su razionalità e geometria. Per citare un esempio letterario di un analogo entanglement, il brillante saggio “Godel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante”, di Douglas Hofstadter, mette Bach a confronto con altri due geni senza tempo: Escher, l’ingegnoso forgiatore di iconiche figure impossibili, e Godel, il logico che ha scosso le fondamenta stesse della matematica.
All’interno della breve pellicola il violoncellista Mario Brunello rende giustizia alla musica di Bach con maestria e trasporto attraverso potenti sferzate di archetto, in cui quello che sentiamo è effettivamente quello che viene suonato e ripreso in quel momento, senza utilizzo di doppiaggio, un risultato per nulla semplice da ottenere. Il concerto si sposta in varie parti del memoriale e ci permette di apprezzare i punti chiave della struttura, come i propilei (il portale formato dai famosi due anelli intrecciati), l’acrosolio coi due sarcofagi dei coniugi, la cappella e la vasca d’acqua con padiglioncino, nota per l’atmosfera zen. Il cemento, i canali e gli altri elementi architetturali vengono catturati attraverso diversi momenti della giornata, in modo che lo spettatore possa apprezzarli sotto una luce sempre diversa, attraverso una regia sinuosa ed elegante, a volte evocativa di un punto di vista cosmico, come in assenza di gravità. Nel finale si alza una foschia un po’ spettrale che ci fa staccare gradualmente, senza scossoni, dal monumento e dalla sua dimensione eterea.











