sabato, Agosto 1, 2026
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“Fantasmi” di Nicola Pegg

L’Edera Film Festival 2026 esordisce con la sezione Focus Nord Est, di cui fanno parte sei corti che sono accomunati, pare in maniera accidentale, da riflessioni sulla morte. In Fantasmi il tema è preponderante, infatti il giovane regista Nicola Pegg di Castelfranco Veneto (TV) esplora soluzioni contemporanee per la gestione del lutto di padre e figlia in seguito alla prematura scomparsa della donna più importante della loro vita. La morte di una madre è una di quelle circostanze così devastanti che difficilmente chi ne viene colpito dispone degli strumenti psichici necessari ad affrontare la voragine creatasi.

La protagonista Alice, giovane adolescente interpretata in maniera molto credibile da Asia Grossule, ritiene di poter trovare sollievo in una nuova tecnologia che permetterebbe di effettuare finte videochiamate con un clone virtuale del parente defunto, sfruttando l’intelligenza artificiale opportunamente configurata sulla base di immagini, video e audio della persona scomparsa. Il padre è scettico e preoccupato, ma non impedisce ad Alice di sperimentare questa strada. In fondo, riflette Alice, come può trattarsi di una cosa sbagliata se riesce ad attenuare il dolore? Così un giorno in cui la ragazza è a casa da sola ha luogo la videochiamata, e la figura della madre appare sullo schermo ed interagisce come fosse un fantasma, finché il tempo a disposizione scade presto e la comunicazione viene forzatamente interrotta.

Non siamo di fronte a qualcosa di nuovo dal punto di vista concettuale ma solo rielaborato in chiave tecnologica ed estremamente attuale. Da quando esiste la morte le persone praticano svariate forme di “comunicazione” con i defunti come scrivere lettere, evocare tramite stati onirici o spiritici, produrre avatar digitali coi quali parlare tramite email. Meno noto ma assai curioso è il Telefono del Vento, una cabina telefonica simbolica nata in Giappone e replicata in Italia (ce n’è una a Capannoli, in Toscana) con cui è possibile parlare in maniera fittizia con i cari deceduti.

“Finché mi cercherai, io non me ne andrò mai” è la frase che l’avatar virtuale pronuncia in maniera innocua ma che diventa potente quando iniziamo a trascendere il suo significato letterale, oltre il semplice intento di autopromuoversi del software impersonificato.
Cercare infatti vuol dire anche ricordare, far rivivere nella mente attraverso il discorso con gli altri, far visita al cimitero o onorare in mille altri modi. Anche i ricordi, infatti, contribuiscono a tenere in vita le persone nella nostra mente, così come foto, testimonianze scritte e racconti, anche se l’impatto emotivo dell’esperienza digitale oggetto del film è sicuramente più forte.

Perché allora la soluzione di Alice ci sembra meno accettabile di quelle appena citate? Forse fra le varie sfumature che caratterizzano queste rievocazioni il problema sembra essere la fedeltà. Portando il ragionamento all’estremo, accetteremmo forse di trovare un sostituto in carne ed ossa, un clone in tutto e per tutto, se la tecnologia lo permettesse? In questo scenario futuristico non solo la vista e l’udito, ma anche gli altri sensi ne sarebbero coinvolti. Pensandoci, forse, questa pratica ci indignerebbe e destabilizzerebbe ancora di più.

Fantasmi è un film ben girato e misurato ma che suo malgrado soffre del fatto di essere un corto. Alcune questioni, come la contrapposizione fra realtà e finzione o eventuali problemi economici o di dipendenza legati a un eventuale utilizzo ricorrente del servizio, sono state ovviamente trascurate per motivi di tempo. Guardando il finale, in bilico fra il sogno, la realtà e l’allucinazione, l’impressione che rimane è che la conclusione sarebbe stata più credibile dopo che il tema principale fosse stato sviluppato e analizzato maggiormente. Non si tratta di una critica, visto che la durata del film è un vincolo a priori, ma un invito a rispondere all’esigenza dello spettatore di andare più a fondo della questione, magari con una futura produzione di più ampio respiro.