Con il suo cortometraggio “Mela bacata” nella sezione Focus Nordest dell’Edera Film Festival 2024, la giovane regista vicentina Andrea Bernardi (classe 1998) regala un’opera vivace, sincera e necessaria che affronta con originalità il tema della dislessia.

Con una voce narrante fuori campo, coincidente con la voce di chi esperirà quel che si vedrà, “Mela bacata” introduce lo spettatore all’interno della vita di Edo, un ragazzo adolescente che, come i suoi coetanei, si trova a combattere con il mostro dell’imbarazzo, con le farfalle dell’innamoramento e con il precario equilibrio dell’architettura del proprio Io. A questa caotica ricetta emotiva si aggiunge anche la consapevolezza che Edo prova nelle situazioni in cui gli vengono fatte delle richieste che non riesce a soddisfare, soprattutto in ambito scolastico. Così soffocato dalla vergogna e incompreso da coloro che dovrebbero avere gli strumenti adatti per poter supportare in classe alunni con disturbi dell’apprendimento, il protagonista trova riparo nel mondo dell’illustrazione, dove la pagina bianca non è ostacolo abitato da parole indecifrabili, ma spazio di libertà e possibilità infinite.

Il mondo immaginario si confonde con la realtà, cercando di alleggerirla e comprenderla attraverso altri mezzi. Particolarmente interessante rispetto a questo risulta essere la scelta della regista di intervenire sull’immagine, aggiungendo illustrazioni che rendono caricaturali alcune figure (il professore) o elementi utili alla comprensione emotiva del ragazzo (i fiori).

Questa costellazione di dettagli e la minuziosa attenzione estetica rendono l’opera originalissima e capace di portare sullo schermo un tema sociale con una freschezza rara, allontanandosi dall’approccio didascalico in cui spesso si tende a cadere nella presentazione di questi argomenti. La scelta della voce narrante fuori campo, le illustrazioni che abitano la scena, la presenza massiccia di oggetti legati all’immaginario dei primi anni Duemila avvicinano lo spettatore alla storia, chiedendogli di pulire quella lente di lettura (appunto) che non consente di vedere le capacità di Edo in quanto soffocate da un sistema socio-scolastico cieco e immaturo. Nonostante lo scenario prospettato non sia dei migliori, l’ottimismo che serpeggia silenziosamente già dalla prima scena, si muove lentamente durante tutto il cortometraggio fino salire in superficie nel finale, momento nel quale le doti di Edo verranno apprezzate da una coetanea e riconosciute dalla nuova insegnante di Lettere.

Posizionato al primo posto nella categoria Talenti Esordienti al festival Tulipani di seta nera, “Mela bacata” (“Mela bac-ata” nei titoli di testa) porta aria fresca al cinema sociale italiano, permettendoci di tirare un sospiro di sollievo rispetto al futuro.