La storia è ambientata a Kabul 2021, l’Afghanistan è sull’orlo della crisi politica, gli americani a breve si ritireranno e il Paese sarà in mano a teocratici (talebani).
La regista Shahrbanoo Sadat, afghana residente ad Amburgo dalla caduta di Kabul nel 2021, è stata selezionata ben tre volte per la Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes: con il suo cortometraggio Vice Versa One nel 2011, con il suo lungometraggio d’esordio Wolf and Sheep nel 2016 (candidato alla Caméra d’Or e vincitore del Premio CECAE), e con il suo secondo lungometraggio The Orphanage nel 2019.
Sadat ha scritto la sceneggiatura insieme ad Anwar Hashimi (è il terzo di cinque film basati sulla sua vita), l’altro attore protagonista del film, ex produttore televisivo e amico di lunga data della regista, nonché colui che – come lei stessa ha dichiarato – l’ha convinta dell’esistenza di alcuni bravi uomini afghani.

Shahrbanoo Sadat è nata nel 1990 a Teheran ma vissuta poi in una comunità isolata dell’Afghanistan centrale, dove ha frequentato corsi di cinema presso un’organizzazione internazionale; è sceneggiatrice, regista, produttrice e protagonista del film girato in gran parte in Germania; la troupe prevalentemente femminile, comprende la produttrice Katja Adomeit, la direttrice della fotografia Virginie Surdej, la montatrice Alexandra Strauss e la compositrice Harpreet Bansal.
Sadat interpreta Naru, cameraman di un’emittente televisiva di Kabul, poco considerata dai colleghi uomini, finché non convince il direttore di rete a sceglierla per sostituire un collega per lavorare al fianco dell’uomo di punta del canale di news il reporter Qodrat (Hashimi).
Naru, madre di un bambino di 3 anni, Liam (Liam Hussaini), separata ma solo di fatto da un marito  marito infedele (Masihullah Tajzai) si prende i suoi spazi, e nonostante il suo primo lavoro sul campo non sia andato per il meglio, dimostra ai colleghi uomini, soprattutto a Qodrat, che sa fare il suo lavoro.
In un ambiente patriarcale soffocante, lavorare come donna-cameraman può essere un privilegio se sai gestire la frustrazione per la misoginia quotidiana espressa in microaggressioni assurde, se riesci a respirare nonostante il terrore che il marito ottenga l’affido esclusivo di tuo figlio, se accetti che non sei libera di poterti permettere una storia d’amore con un collega.

Film d’apertura della 76ª edizione della Berlinale No Good Men è un lavoro arguto, avvincente e coinvolgente, che sa raccontare l’amore dove inizia la dittatura, che sa dare ritmo agli argomenti che tratta, abile nei suoi dialoghi sciolti, fluidi, spesso intelligenti nella scelta del tocco lieve, che danno non solo una visione politica e sociale dell’Afghanistan, ma anche dell’emotività e intimità delle donne (significative sono le scene in cui la protagonista dialoga con alcune colleghe).
La regista ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura nel 2019, due anni prima del ritiro degli Stati Uniti da Kabul, e il ritorno al potere dei talebani nel 2021, che hanno influenzato lo sviluppo della storia. Il corpo minuto di Shahrbanoo Sadat irrompe sulla scena con una dolcezza e una malinconia che attanaglia il cuore non volendo mai trasmettere compassione, ma empatia e autenticità.

Data di uscita: 28 maggio 2026

Anno: 2026

Durata: 103′

Genere: Drammatico

Paese: Danimarca, Francia, Norvegia

Produzione: Adomeit Film, La Fabrica Nocturna Cinéma, Motlys, Amerikafilm, Wolf Pictures

Distribuzione: Be Water e Medusa Film