Punter” (ovvero “lo scommettitore”) è un piccolo gioiello – già premiato nella sezione nuovi talenti al Festival di Locarno nel 2024 – del sudafricano Jason Adam Maselle, al suo quinto cortometraggio (con un lungometraggio in lavorazione), il cui produttore esecutivo è qui nientemeno che Spike Lee. Ambientato a Johannesburg, il corto ci trasporta immediatamente nella narrazione delle peripezie di un pomeriggio dal ritmo serrato, tratteggiando con efficacia un rapporto padre-figlio in tutta la sua tenera e drammatica complessità. La torta con scritto “Happy birthday dad” è la sorpresa che Brett, il ragazzino protagonista, ha fatto preparare nell’attesa di passare con il padre la giornata del suo 40esimo compleanno; è delicata e va presto messa in frigo, la raccomandazione iniziale, altrimenti si scioglierà: così la torta diventa come una linea temporale del racconto in cui le cose iniziano subito a prendere una brutta piega. È il padre, infatti, il punter che, evidentemente poco padrone di sé e del suo vizio, trascina il figlio nel pazzo e caotico ambiente delle scommesse sui cavalli. “Quanto ci vorrà?” è la domanda del povero Brett di cui traspare la crescente preoccupazione, quasi una matura disillusione, che però non abbatte l’affetto verso un uomo infelice e prigioniero, che si dimena come la cinepresa che lo segue sotto le luci frenetiche delle slot machine. Il padre è infatti visto in ogni momento attraverso questo sguardo, insieme indulgente e consapevole, del figlio, che spiega la continuità dei colori caldi: non può dentro di sé che continuare a sperare in una rapida risoluzione, in una momentanea liberazione, e che sia davvero questione di “cinque minuti” sapendo già che non sarà così. Se il padre è una figura fosca e dimentica di sé, sballottato dalle contingenze della fortuna (non manca l’umorismo: “you’re my golden boy!”), Brett opera il disperato tentativo di ricordargli il tempo – che passa, e che già intuiamo essere poco – come unica cosa di valore; e da ingenuo appare sempre più tenace, capace di farsi valere, o almeno di provarci, pur trovandosi in un mondo inospitale di adulti alla deriva. Fino a diventare forse “uno di loro”, mentre in macchina la torta si scioglie.

Les Solariens”, altro corto internazionale del francese Clarence Larrivoire, è una brillante parabola sulla solitudine nel mondo contemporaneo che strizza l’occhio alla fantascienza romantica di celebri opere come “Her” di Spike Jonze o “Black Mirror”, con un approccio più caldo, ironico e surreale. In un centro abbronzante il bisogno di Vadim di evadere da una realtà chiusa, fredda e spersonalizzata trova soddisfazione nei “viaggi” che la regolazione termica del suo lettino gli permette inaspettatamente di fare. Stabilirà un contatto sempre più intimo con Léonore, sua “vicina” della stanza accanto che conosce solo attraverso la sua voce calda, ma la cui “presenza” gli è sufficiente per ritrovare la voglia di vivere, di comunicare, di volersi bene. Tutti abbiamo problemi, tutti siamo soli, tutti abbiamo bisogno di sole.