Magdalena ha 48 anni ed è semianalfabeta. Possiede un piccolo terreno e una baracca nella regione messicana di Guanajuato, dove vive con il figlio Jesús, di quindici anni. Un giorno Jesús decide di tentare la fortuna in Arizona con l’amico Rigo. Magdalena se che i ragazzi ha il diritto di un futuro e a una vita migliore.
Ma dopo aver visto le immagini dei cadaveri di messicani che tentavano la sorte a nord del Rio Grande e allarmata perché da mesi suo figlio non dava notizie, Magdalena si mette in viaggio.
Questo film è storia e cronaca, passo passo, del drammatico viaggio di una madre alla ricerca del figlio, lungo una serie di fragili indizi, di reticenze, di misteri, di violenze e di abusi.
La donna incontra persone, giovani e anziani, e dai loro racconti, dalle loro esperienze, ricostruisce il percorso di Jésus. Si ostina a sperare che il figlio sia vivo, da qualche parte, e continua a cercarlo contro ogni razionalità.
“Visto di spalle assomigli a mio figlio” dice al giovane Miguel, prezioso quanto casuale compagno di cammino. “Visti di spalle siamo tutti uguali”, risponde lui, con l’amarezza di chi sa di valere meno di un numero, uno degli innumerevoli disperati respinti e senza più futuro.
Miguel, tornato nel suo villaggio in Messico, non ritrova né famiglia né amici; il suo mondo è ridotto in polvere e luci livide. Magdalena vede in lui un figlio, un figlio che ritorna in cambio di uno scomparso, vivo o morto che sia. Ma è un’illusione pietosa destinata a un epilogo molto più amaro.
Questo grandioso e dolente film non indaga tanto sulle ragioni dell’emigrazione, bensì mostra il dolore e la violenza.
Mostra il dolore di chi parte in cerca di un futuro migliore, come hanno fatto per centinaia di anni gli europei stessi, come ha fatto il nonno di Donald Trump, partito dalla Germania nel 1885, e sua madre, emigrata dalla Scozia nel 1930, e persino le sue due mogli, Ivana e Melania, che si sono lasciate alle spalle cortina di ferro e regimi autoritari dei loro Paesi d’origine.
Mostra una violenza che è interna al Messico e che è di una brutalità inspiegabile. Ci mostra crudeli bande criminali che uccidono inermi immigrati ammassati a sud della frontiera, forse per recuperare miseri bottini, ma per lo più per il puro gusto del sangue, e immigrati stessi costretti ad unirsi alle bande.
Interpretato magnificamente da tutti e in particolare dalla dalla protagonista, l’affermata attrice Mercedes Hernández (Magdalena), è opera prima della quarantenne regista messicana Fernanda Valadez ed è in concorso al 38° Torino Film Festival 2020.
Il 28 novembre 2020 la giuria del Festival di Torino, composta da Waad Al-Kateab (Siria), Jun Ichikawa (Giappone), Paola Randi (Italia), Martina Scarpelli (Italia), Homayra Sellier (Iran) ha assegnato a SIN SEÑAS PARTICULARES il Premio Speciale e a MERCEDES HERNANDEZ il premio quale Miglior Attrice.






