Il 48° Festival Internazionale di musica contemporanea, diretto da Giorgio Battistelli, quest’anno è caratterizzato da un numero elevato di nuove composizioni e di prime europee e assolute, tutto questo a confermare l’intenzione di ricercare sempre nuovi profili.
Le esecuzioni dei brani sono per questo affidati a importanti orchestre di fama internazionale, ad esempio quella dell’Arena di Verona, per la prima volta alla Biennale di Venezia, l’Orchestra della Rai e l’ Orquesta de la comunidad de Madrid.
Proprio quest’ultima si è esibita venerdì 15 e sabato 16 al teatro Malibran; diversi i programmi per le due serate. Il concerto di venerdì si apre con Taqsim (2001) di José Maria Sánchez-Verdù, compositore poco più che trentenne; il lavoro è stato commissionato dal Festival dello Schleswig-Holstein e fa parte di un ciclo di quattro pezzi che vanno sotto il titolo complessivo di Kitan Al-Alwan (Libro dei colori). Taksim, pensato con la funzione di preludio strumentale dell’intero lavoro, può essere interpretato anche come un pezzo autonomo.
Alla prima esecuzione italiana anche Africa (2002) di un altro compositore spagnolo, Gabriel Erkoreka, lavoro per marimba e orchestra. Questa composizione, scandita da un elaborato dialogo tra la marimba suonata da Pedro Carneiro e l’intera orchestra diretta da José Ramón Encinar, richiama le tradizioni popolari del Sud America. Il brano si articola in tre sezioni che, giocate su diverse combinazioni strumentali, vengono eseguite senza interruzione. L’idea di una società in costante evoluzione si rispecchia nelle combinazioni di staticità e movimento della tessitura musicale.
Si continua poi con l’esecuzione di Flowing down too slow (2001) del compositore friulano Fausto Romitelli. In questo brano emerge l’interesse per la sperimentazione, dove la scrittura si integra con varie tecniche di campionamento, di distorsione e di interferenza già adottate da artisti digitali come gli Aphex Twin.
La serata si conclude con Vandaval (1995), in sei tempi, del compositore Luís De Pablo, già figura fondamentale del noto gruppo di musicisti “Generazione del ‘51” che avevano iniziato la loro carriera cercando di riportare la Spagna fuori dall’isolamento culturale causato dalla dittatura franchista. Nella partitura si possono percepire varie suggestioni etniche, che vengono sapientemente rielaborate attraverso una visione personale dell’orchestrazione.
Un’ora e mezza di novità assolute, in cui l’ascoltatore è portato all’interno di sonorità etniche e percussive.
Direttore: José Ramón Encinar
Compositori: José Maria Sanchez-Verdù, Gabriel ErKoreka, Fausto Romitelli, Luis De Pablo





