“Wildewoman”: l’album di debutto dei Lucius

Uno spettacolare disco al femminile

Wildewoman (2013) è l’album di debutto dei Lucius, un mix unico di indie pop con contaminazioni anni Sessanta, caratterizzato soprattutto dalle voci inconfondibili delle cantanti Jess Wolfe e Holly Laessig.

La band originaria di Brooklyn, trapiantata a Los Angeles, ha riscosso negli anni (nascono nel 2005) un buon successo sia di pubblico che di critica. Parliamo però solo degli Stati Uniti, perchè sorprendentemente i Lucius ancora non si sono fatti strada nel panorama musicale italiano. Ed è un vero peccato, perché la loro discografia, Wildewoman in primis, merita davvero di essere ascoltata.

Oltre alle due cantanti, eccezionali sia per la loro voce sia per lo stile decisamente d’impatto, la band è composta dal batterista Dan Molad e dal chitarrista Peter Lalish. I Lucius collaborano regolarmente con artisti internazionali quali John Legend e Roger Waters, che hanno affiancato anche nel suo ultimo tour Us + Them – quindi anche nei concerti in Italia. È stata questa, finora, l’unica occasione di assaggiare i Lucius dal vivo, lasciandoci con più fame di prima: la band, infatti, è nota soprattutto per i suoi live. Basta farsi un giro su youtube per rendersi conto che ogni performance è un evento unico, in cui i vari brani vengono rielaborati, trasformati, ritagliati su quella specifica location e su quel pubblico in particolare.

Wildewoman colpisce innanzitutto per la splendida copertina, realizzata dall’artista belga Evelyne Axell. Si tratta di un’immagine forte e audace, con la quale le due cantanti si sono immediatamente identificate. L’album prende il titolo dalla prima canzone, che ci catapulta subito in quello che è il tema centrale del loro lavoro: un femminismo coraggioso ma vulnerabile, tratteggiato attraverso il racconto di meravigliose figure femminili e delle loro esperienze. E così proseguiamo con la fragile e immatura protagonista di Turn It Around, fino alla splendida Go Home: una ballata in cui la donna protagonista non è altro che una bambola con cui giocare, intrappolata in quella che sembra essere una relazione tossica e infelice. Merita di essere menzionato anche il video della canzone che, come molti altri dei Lucius, è di una bellezza e poesia sconvolgenti, caratterizzato da atmosfere inquietanti, artistiche, surrealiste.

Tra i brani più suggestivi troviamo Two of Us on The Run, intimo, coinvolgente e pieno di significato (“There’s no race, there’s only a runner/Just keep one foot in front of the other”). Don’t just sit there rappresenta un dialogo finalmente aperto della protagonista con il partner, di nuovo una donna risoluta che non ha paura di chiedere ciò che vuole davvero (ovviamente l’amore). La musica di Monsters non è forse catchy quanto le altre, ma il testo è un capolavoro assoluto: quali sono i “mostri sotto il letto” per una persona adulta? La paura di non essere amati o accettati? La paura di diventare come i nostri genitori? O altro? I Lucius qui mettono sul tavolo le fobie e i drammi psicologici dell’essere umano, paure che siamo noi stessi ad alimentare permettendo loro, quindi, di crescere (“I know I’m older, but there are still monsters in all of my closets/Sometimes I feed them and some, they get bigger than others/Depends on the day). L’album si chiude con How loud your heart gets, un brano che parla d’amore, amicizia e perseveranza, nonostante la distanza e le difficoltà. La voce narrante ha subito un’evoluzione: non è più la ragazzina immatura di Turn It Around ma una donna consapevole, che afferma inequivocabilmente: “We were children/Now we’ve grown”.

Wildewoman è un’opera poliedrica, sorprendente per un album di debutto. I testi sono intensamente narrativi, come se ogni canzone desse voce a una diversa donna o vicenda femminile. Le musiche sono coinvolgenti dal punto di vista emotivo e le voci del duo Wolfe/Laessig assolutamente inconfondibili. Un album da ascoltare, riascoltare, far ascoltare. In attesa che i Lucius approdino anche in Italia.

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