“La mafia uccide solo d’estate” di Pierfrancesco Diliberto

Scherzare per combattere la mafia

Torino 31. Concorso
“… Una risata vi seppellirà” disse, forse, Bakunin riferendosi alla fantasia come elemento distruttivo del potere. Arma potentissima, la risata, contro l’oscuro medioevo della mafia che non sa ridere, ma solo irridere, e uccidere. Un’arma, la sua intelligente ironia, che Peppino Impastato sapeva maneggiare con grande abilità. Un’arma che, come tutte, fa vincere se si è in molti a usarla bene.

Questo film di Pierfrancesco Diliberto usa benissimo e con intelligenza la forza dell’ironia per smascherare la facciata perbene della mafia e rivelarne i crimini, con fatti, nomi, dati e date.
Fa ridere, questo film, si ride di gusto per le battute del piccolo ma arguto Arturo, che con l’innocenza dell’infanzia a poco a poco scopre come funzionano le cose in politica e in Sicilia. Ma fa anche pensare, e molto, alle menzogne raccontate da certi mezzi di comunicazione corrotti, alle connivenze e alle atrocità della mafia.

Arturo nasce a Palermo lo stesso giorno in cui il mafioso Vito Ciancimino, viene eletto sindaco e i principali eventi della sua vita sono scanditi da fatti di mafia. Crescendo, pone e si pone domande, ma trova solo risposte evasive, come se la mafia non si potesse e non si dovesse nominare, come se non esistesse: “No – lo rassicura il padre – stai tranquillo: la mafia uccide solo d’estate. Adesso siamo in inverno…”.
Fin da piccolo il suo modello, quasi un padre spirituale, è Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio. Lo aveva visto in televisione dire che si era dichiarato a sua moglie in un cimitero e da quarant’anni erano sposati felicemente. Ad Arturo, ancora ragazzino ma già cotto della sua compagna di classe Flora, la bambina più carina della scuola, sembra che il Presidente parli proprio a lui e gli abbia dato quel consiglio come si fa con un amico.

Arturo, crescendo, si rende però conto della realtà e capisce da quale parte stare. A sua volta marito felice finalmente della sua sempre amata Flora, e padre a sua volta, dice: “Il dovere dei padri è difendere i figli dalla malvagità del mondo. Ma per fare questo, devono aiutarli a riconoscerla”. Porta subito il suo bambino, fin da neonato, a conoscere le lapidi con i visi e le storie degli uomini e delle donne che hanno lottato contro la mafia.

“A Palermo si viveva una vita quasi parallela – spiega il regista intervenuto alla proiezione – senza porsi domande. Ma è stato questo atteggiamento che ha lasciato soli Chinnici, Boris Giuliano, Falcone, Borsellino e tutti gli altri”. “Mi sembra che la storia si ripeta: difendete con i denti la vostra città – esorta – la mafia “2.0” di oggi non ha più o stesso volto di quella di Totò Riina. Bisogna imparare a riconoscerla.” Per la verità la prima versione di Diliberto, che non la manda certo a dire, era stata “..la mafia non è più quella m…. di Totò Riina”. E aggiunge: “Basta vivere da prigionieri del Gattopardo. È un racconto bellissimo, ma parla di fatti del 1896. La famosa frase che tutto deve cambiare perché tutto resti come prima, non può continuare a essere un alibi, a dare una allure intellettuale al nostro fancazzismo”.

Al Torino Film Festival 2013 questo film, decisamente “militante”, ha riscosso applausi lunghissimi e pieni di tutta quella grande emozione che il film sa trasmettere. Giancarlo Caselli, presente alla proiezione, ha commentato: “La Storia è raccontata con delicatezza e attenzione. Inserire nella scena del funerale di Borsellino il bacio tra Arturo e Flore non è dissacrante. Significa al contrario trasparenza di linguaggio, sincerità di pensiero”.

Titolo originale: La mafia uccide solo d’estate
Nazione: Italia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Regia: Pierfrancesco Diliberto

Cast: Pierfrancesco Diliberto, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Teresa Mannino, Rosario Lisma, Domenico Centamore, Maurizio Marchetti
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 28 Novembre 2013 (cinema)