Milano. Marco Bellocchio a colloquio con gli spettatori

"Vincere", il “melò futurista” oggetto di discussione

Giovedì 28 maggio un’atmosfera intima e rilassata alla Feltrinelli di P.zza Piemonte (Milano) ha accolto Marco Bellocchio che con Vincereè stato l’unico rappresentante del cinema italiano all’ultima edizione del Festival di Cannes. Intervistato dal direttore responsabile della rivista cinematografica Duellanti Massimo Rota, il regista ha ripercorso la genesi del suo ultimo film incentrato sulla figura di Ida Dalser, l’amante di Mussolini internata in manicomio dopo aver cercato di rivendicare la propria posizione e quella del figlio Benito avuto dalla loro relazione.

Bellocchio ha voluto sottolineare che Mussolini si è sempre servito delle donne, e come le altre anche Ida per il Duce rappresentava l’idea fascista di donna, impotente e sottomessa al volere e alle imposizioni dell’uomo. Ida però era una donna straordinaria e dotata di ricchezza passionale, al contrario del giovane Mussolini mosso da una sete incondizionata per il potere materialistico, tanto che nel film la carnalità delle prime immagini si disgrega per confluire nell’immagine del Duce dei documenti di repertorio dei suoi discorsi d’incitamento alle folle. Vincere è una vera e propria “antropologia del dominio” come l’ha definita Rota, non solo nei confronti della politica ma anche nelle relazioni private, atteggiamento che ha fatto di Ida Dalser una prigioniera, vittima di Mussolini. In questo senso “l’adesione a chi è più forte”, come mostrano le folle eccitate che ascoltano i discorsi del Duce ormai diventato caricatura di sé stesso, trovano qualche elemento di somiglianza nella figura del capo del governo italiano in carica.

La scelta di non sottoporre i personaggi a un invecchiamento visibile, dice Bellocchio, è derivato da una concentrazione temporale molto marcata che ha trovato nel passaggio attraverso il cinema di Mussolini da finto a vero, da carne a immagine il suo principale punto di forza. In questa direzione ha sicuramente inciso la scelta di una fotografia (diretta da Daniele Ciprì) sempre di taglio, quasi alla ricerca di un registro espressionista. Le ombre infatti sono molte.

Rispetto alla visionarietà e alla sua predilezione per la dimensione onirica Bellocchio risponde rimarcando come il suo cinema e in particolare questo film non possono essere definiti come realistici o storici, e che la visionarietà non è fatta di solo materiale onirico (in Vincere legato alla scena del matrimonio tra Ida e Mussolini), ma ad altre figure e situazioni come possono essere la neve pesante che cade durante la prigionia di Ida o la sequenza del piccolo Benito che rompe la statua di Mussolini. Così la rappresentazione lieve della vita in manicomio fa emergere la possibilità di una speranza, quella che Ida non ha mai perso e che nel film viene concessa, sullo spunto del film di Bresson Un Condannato a Morte è Fuggito in forma di fuga. La fuga è rappresentata anche dalla ballerina che in continuo movimento e ricorsivamente si muove tra le pazienti del manicomio.

Il movimento della ballerina è anche il movimento dell’arte futurista, espressività ad alto contenuto ideologico, come quella di Bellocchio del resto. Così anche l’opera lirica poco apprezzata da Mussolini diventa uno dei veicoli usati dal regime per esaltare la tradizione culturale italiana, e nel film emerge prepotentemente nella trama della colonna sonora. Partendo da personaggi storici Bellocchio ha creato un margine di racconto che procede in modo ellittico, dando un ordine al tempo della Storia.

Foto a cura di Ilaria Falcone Copyright © NonSoloCinema.com – Ilaria Falcone