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1954 – 2004. GLI EVENTI DEL CINQUANTENARIO DEL RITORNO DI TRIESTE ALL’ITALIA

Una mostra, un viaggio nella storia

In occasione del cinquantenario del ritorno di Trieste all’Italia l’Assessorato alla cultura con il Dipartimento di Storia e di Storia dell’Arte, il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Urbana dell’Università degli Studi di Trieste ha organizzato una serie di mostre conclusesi nel gennaio del 2005

Oggi possiamo disporre dei documentati cataloghi ricchi di preziosi riferimenti alla città giuliana che, subito dopo essere stata definitivamente annessa allo Stato Italiano, ha subito una serie di interventi finalizzati al recupero degli edifici danneggiati dall’ultima guerra. A tali interventi sono seguiti una serie di ulteriori cambiamenti nel tessuto urbanistico tuttora soggetto a modifiche e recuperi interessanti, soprattutto in area portuale, che mirano a rilanciare Trieste come città di confine con ancora un ruolo importante di cerniera tra i Paesi dell’Est, dell’Austria e le altre città italiane.

Allo stato attuale Trieste sembra rivivere la sua stagione d’oro, quella che ha caratterizzato il contesto mitteleuropeo.
Documenti e disegni, bozzetti di arredi e oggetti, immagini fotografiche e plastici erano stati presentati in un contenitore piuttosto insolito per organizzare una mostra come può esserlo una piscina, non comunque una piscina qualsiasi, bensì la piscina che fu edificata tra il ’52 e il ’54, prima che gli angloamericani lasciassero la città. Erano moltissime le fotografie, anche di grandi dimensioni, esposte e si sono rilevati interessanti anche i filmati, i documentari a testimonianza della ricchezza presente in sito, oggi rivisitabile grazie alle pubblicazioni realizzate per l’occasione e al contributo dei fratelli Alinari di Firenze.

Come si evince dalle pubblicazioni edite dal Comune di Trieste dal titolo “triesteannicinquanta”, sono stati individuati tre percorsi d’indagine che hanno puntato a evidenziare le trasformazioni dell’apparato produttivo, la ricostruzione post bellica, le nuove iniziative imprenditoriali, ma anche il risveglio della cultura nelle sue varie forme tra cui riveste un ruolo importante il nuovo sviluppo urbanistico della città. E ancora, la vita quotidiana dell’epoca, il lavoro, le politiche sociali, la costruzione della democrazia durante l’amministrazione del Governo Militare Alleato (GMA).
Un racconto completo che abbraccia nove anni, non sempre facili, ma anche una iniziativa di grande respiro, per la quale, non a caso, è stata scelta come sede espositiva la vecchia piscina Bianchi, edificio progettato e realizzato in soli tre anni durante il Governo Militare Alleato e inaugurato proprio nel 1954, anno del ritorno all’Italia.

L’indagine su “La città reale: percorsi, identità, memoria.1945-1954 (curata da Pier Angelo Toninelli, Giulio Mellinato e Annamaria Vinci, docenti dell’Università di Trieste, Adriano Dugulin, direttore dei Civici Musei di Storia ed Arte, Bianca Cuderi, direttrice della Biblioteca Civica) rappresenta un po’ il perno di tutta l’iniziativa. Suddivisa in tre filoni principali, analizza e illustra la vita concreta e gli effettivi traguardi raggiunti dalla comunità locale; gli atteggiamenti e i modi di porsi di fronte alla politica. Si sofferma inoltre sulla riconquista di una normalità quotidiana, entrando in merito alle trasformazioni dell’apparato produttivo, delle iniziative imprenditoriali, sulle scelte economiche innovative, ed evidenziando gli apporti di carattere culturale che provenivano dall’altra parte dell’Atlantico. Sollecitazioni che coinvolsero anche la cultura nelle sue varie forme d’espressione.
Tutto ciò nella provvisorietà per il destino della propria città. Solo il 26 di ottobre si ebbe il definitivo ritorno di Trieste all’Italia.

“La città della ricostruzione. Lo sviluppo urbanistico di Trieste. 1945-1957”(curatori Paola Di Biagi, Alessandra Marin, Elena Marchigiani), ci mostra, invece, la rapida ripresa dell’attività edilizia a Trieste durante gli anni del Governo Militare Alleato, determinata anche dall’emergenza abitativa conseguente alle distruzioni belliche. “Un’attività di costruzione-ricostruzione della città – come scrive nel catalogo della mostra Paola Di Biagi – che impegna soprattutto l’amministrazione pubblica e che si concretizza non solo in singoli interventi ma anche attraverso quartieri, vere e proprie parti di città che, articolando edifici, spazi aperti e attrezzature collettive, traducono un’idea di città”. Accanto alla ricostruzione urbanistica, quella per la rinascita delle attività produttive, principale obiettivo del Piano Marshall: da un lato la ricostruzione dei danni subiti dall’apparato industriale nel corso della guerra e la riabilitazione dell’apparato produttivo, dall’altro la nascita del Porto industriale di Zaule, promossa dal GMA.
L’esposizione è divisa in quattro sezioni principali: “La città di oggi, la città di ieri”, che attraverso un ricco repertorio di immagini ci mostra gli spazi della Trieste contemporanea esito degli interventi avviati nel periodo del Governo Militare Alleato; “Le condizioni generali” dedicata alle trasformazioni intervenute nella città e alla rilettura dei piani e dei progetti; e infine “I luoghi della residenza” e “I luoghi dell’industria”, quest’ultima sezione dedicata alla rinascita delle attività produttive triestine, e al decollo del porto.

Infine “La città delle forme. Architettura e arti applicate a Trieste (1945-1957)” (curatore, lo storico dell’architettura Fulvio Caputo), ripercorre gli anni dal 1946 al 1957, un periodo che segna un profondo rinnovamento dell’architettura triestina. Umberto Nordio, Alessandro Psacaropulo, Aldo Cervi, Romano Boico, Ramiro Meng, Ernesto Nathan Rogers e, negli anni successivi Roberto Costa e Dino Tamburini, sono solo alcuni dei progettisti capaci di intrecciare l’esperienza locale con l’ispirazione internazionale, la continuità con l’innovazione, dando vita ad originali risultati e a nuove tendenze razionaliste. Una parte suggestiva dell’esposizione è dedicata ai rapporti tra architetti, artisti, decoratori e ditte nell’allestimento degli arredi navali, che trasformarono i transatlantici e le navi passeggeri in vere e proprie gallerie d’arte.
Aperta fino al 16 gennaio 2005, ai Musei del Canal Grande, Sala Leonardo (via Rossini, 4) anche “Trieste, un sogno tricolore 1945-1954), una carrellata di bellissime fotografie provenienti dagli archivi Alinari, che ripercorre le complesse vicende della città giuliana tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il suo ritorno all’Italia.

TRIESTEANNICINQUANTA: La città reale (Economia, società e vita quotidiana a Trieste , 1945-1954); La città della ricostruzione (Lo sviluppo urbanistico a Trieste, 1945-1957); La città delle forme (Architettura e arti applicate a Trieste, 1946-1957; Trieste, Piscina Comunale “Bruno Bianchi”,27 novembre 2004 – 16 gennaio 2005
TRIESTE, UN SOGNO TRICOLORE. 1945-1954; Fotografie dall’Archivio Alinari; Trieste, Musei del Canal Grande,
Sala Leonardo, 4 novembre 2004 – 16 gennaio 2005