sabato, Agosto 1, 2026
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Crimini e misfatti dal Festival -3-

Un altro giro di giostra, e via. Il fuori concorso “Fragile” di Jaume Balaguerò (insieme all’Esorcismo di Mary Rose presentato ieri sera) è come un giro nella casa di fantasmi: grida, clamore, dolby surround che fa saltare dalla poltrona (si salterebbe ugualmente se lo schermo fosse completamente nero!) e niente più.

Un giro della morte che, a un’ora dall’inizio della proiezione, non lascia adito a dubbi. Possiamo uscire dalla sala, non succede nulla. Complice lo sguardo del vicino di sedia e dell’altro, ben più triste, di chi ha già visto i precedenti film della regista, ci si defila quatti quatti senza far rumore.

C’è sempre, in questi casi, una ragazzina spaurita dai capelli lunghi e neri (la prossima donna la cercherò bionda e con gli occhi azzurri, nda), un rumore sospetto che ci sveglia nel pieno della notte. Una casa, un ospedale, un castello disabitato e qualcuno, c-h-i-u-n-q-u-e, che sta per arrivare. Chi sia, non è dato saperlo. Scatterebbe un’ovazione se, quel qualcuno, si venisse a scoprire un giorno come tale Godot.
E poi non manca mai l’uomo nero (ehm, inteso come l’uomo dalla pelle scura), l’innamorato, il salvatore.
Questi film mangiano da anni sulle carcasse dei cult di genere, ormai defraudati da ogni legittima pretesa autoriale. E’ già tanto vederli al cinema ma, fuori concorso ad un festival, ci si chiede come diavolo ci siano finiti.

Quel che lascia basiti è la totale mancanza di originalità quando basterebbe davvero poco a creare una struttura narrativa capace di tenere testa alla tensione.
Qui, tutti, siamo in attesa di qualcosa. Ma tanto vale chiudere gli occhi allora, e riempirsi le orecchie di schiamazzi e satanismi vari se poi, sullo schermo, non accade nulla di quel che viene promesso, o auspicato.

Scomodo e ingiusto fare un paragone con il cinema realista ma, mentre un tempo si fotografava la realtà, adesso se ne fotografano i vuoti, le attese, gli intermezzi. E, ben brutti i tempi, se davvero fosse così.

Fortunatamente qui a Venezia qualcosa succede. Il metal detector suona – immancabilmente – ogni volta che cerchiamo di entrare al palazzo del Casinò. Il prossimo che mi chiede cosa porto nella valigetta (per di più dopo averla aperta!), mi faccio prendere da una crisi isterica. Dalla forma e dal contenuto della suddetta, non può che esserci un portatile. Non essendo ancora pratico nella costruzione di bombe artigianali.

Da segnalare anche le divertentissime scene che si palesano al ritiro di press-book o di qualsiasi materiale cartaceo occorra per scrivere una decente recensione. Ci si accalca come cavallette davanti a scaffali,tavolini (qualcuno rovista addirittura per terra) per cercare qualsiasi notizia sui film da commentare. Dati i naturali ritardi organizzativi.

E allora, Good night, and Good Luck.

pierpaolo.simone@nonsolocinema.com