La corrida, dilettanti allo sbaraglio.
Telefonini che squillano, urla, risate, fischi, signorotte che cincischiano fra loro: “ma chi sarà l’assassino?”. Signora, vien da dire, non c’è nessun assassino. E’ un cartone animato.
Primo film italiano in concorso. I giorni dell’abbandono, di Roberto Faenza, fischiato prima, durante, e dopo.
Ormai non c’è più niente da fare, le proiezione del mattino al Palagalileo perdono giorno dopo giorno la loro compostezza e credibilità. Sabato sarà la volta di Pupi Avati. Si attendono arrivi di massa con pentole, coperchi e grancasse.
La situazione che si palesa, usciti dalla sala stampa, è quella di un rito mortuario, piuttosto che un dibattito sui film.
La crociata contro il cinema italiano non vede la fine.
Ma, a dire il vero, quello che si è visto sullo schermo è più che sufficiente a capire in che stato comatoso versino le nostre produzioni.
C’è da dirlo, il film di Faenza non è un brutto film ma, senza l’interpretazione della splendida Margherita Buy, sarebbe ben poca cosa.
Tra i fischi, e una sceneggiatura piuttosto banale, soliti batti e ribatti da teatrino di parrocchia.
“Il mio film non è stato capito”, rincarando la dose sulla presunta incapacità di commuoversi.
Anche i giornalisti hanno un’anima. Solo che Faenza non riesce proprio a tirarla fuori.
Ma le perle ci sono, eccome.
Naboer del regista norvegese Pal Sletaune, ricorda Cronemberg e Lynch, portando al Festival una boccata d’ossigeno.
Realtà, finzione e onirismo si intrecciano su diversi piani narrativi che si dipanano pian piano, svelando segreti inconfessabili. Grande merito agli attori nel creare un’atmosfera credibile, verosimile ed avvicente che, altrimenti, avrebbe scricchiolato non poco.
Non ci ha convinti del tutto, invece Abel Ferrara, che con Mary inscena una feroce critica al nostro mondo, alla ricerca continua delle proprie identità politiche, religiose, mediatiche.
E’ un film complesso, di non facile interpretazione. Spietata ed esplicita la critica a Mel Gibson: “più che la passione di Cristo ha fatto la passione del dollaro”, dice polemico in conferenza.
Ci chiediamo piuttosto se, anche lui, utilizzi gli stessi mezzi – e luoghi comuni – per racimolare qualche spicciolo.
Oggi è il giorno di Tim Burton, attesissimo con la sua sposa cadavere.
Ma tra un po’, purtroppo, di cadaveri se ne aggiungeranno altri. L’aria condizionata ha invaso ogni anfratto, ogni meandro, ogni insenatura del lido.
Gli starnuti e i colpi di tosse dei primi giorni si stanno trasformando in vere e proprie epidemie che hanno colpito tutti. Le escursioni termiche fra una sala e l’altra, fra il dentro e il fuori, raggiungono i quaranta gradi.
Tanto che in Antartide già si pensa di risolvere lo scioglimento dei ghiaccai trasferendoli direttamente all’interno del casinò.
Che qualcuno ci aiuti.
pierpaolo.simone@nonsolocinema.com





