A Roma dal 3 maggio al 9 giugno nell’ambito della mostra collettiva “PerimetroZero” sono esposte le opere di Emanuela Graziani, collaboratrice di NonSoloCinema e artista così “innamorata” delle dive e del divismo da averne fatto il filo conduttore della propria attività di pittrice.
Le donne, o meglio le Dive delle opere di Emanuela Graziani, pittrice emergente con alle spalle manifestazioni artistiche di rilievo, hanno nomi famigliari a chi ama il cinema: Salma Hayek, Scarlett Johansson, Charlize Theron…
Eppure, se nei loro volti e nella loro travolgente fisicità si riconoscono le fattezze delle donne da grande schermo e da copertina, queste dive hanno una loro personalità. Come dire che c’è un po’ di Emanuela Graziani in ognuno di questi oli su tela che dal 3 maggio al 9 giugno partiranno alla “Ricerca del femminino venusiano nell’epoca contemporanea”.
Tema non facile, in un’epoca in cui i ruoli – maschile/femminile, uomo/donna – paiono essere continuamente messi in discussione. Perché le protagoniste dei quadri di Emanuela Graziani sono donne-donne: sono belle, sono sensuali, sono straordinariamente vitali, anche quando sono velate di argento, come Jennifer Connelly, quando scivolano nel pianto, come Monica Bellucci o si guardano in uno specchio, come fa Scarlett Johannsson
E anche se è difficile parlare delle proprie opere, Emanuela Graziani si è prestata volentieri a un piccolo fuoco di fila di domande sulle sue scelte artistiche e su questa mostra.
NonSoloCinema: Come è cominciata questa avventura e perché questa rivisitazione pittorica delle attrici del cinema?
Emanuela Graziani: La mia ricerca di artista sul femminino venusiano nell’epoca contemporanea è nata spontaneamente, quando dipinsi per la prima volta l’attrice Salma Hayek nei panni dell’artista messicana Frida Khalo. Rimasi colpita dalle tonalità cromatiche che il quadro emanava, un giallo intenso che mi suggeriva rotondità e forme corporee. Alla fine il dipinto assunse una valenza del tutto inaspettata; non si trattava semplicemente del ritratto di un’attrice, ma della mia estenuante ricerca di una perfezione mortale capace di esaltare la frivolezza e l’arte sublime in uno strano connubio edonistico, così superficiale da essere solo apparente, così effimero da ricordare l’imperfetta dualità del mito di Venere, divisa nell’epiteto di Dea dell’amore e della bellezza e in quello di Piticione prostituta, dal nome di una celebre cortigiana ateniese. Ma l’immagine venusiana che cerco di realizzare nelle mie opere è quella della contemporaneità, logorata dall’interno per il suo profondo nichilismo e legata alla visione edonistica e commercializzata dell’uomo moderno, carico di arroganti e contaminate proiezioni estetico-psicologiche. Il cinema è per me il mezzo attraverso il quale estrapolare “involucri perfetti” ai quali affidare nuove vite (tutte quelle che mi compongono) cercando di esaltarne non l’immagine profonda e sublime, ma quella più prettamente effimera e di mediocre fattura, di scarsa valenza intimistica perchè contaminata dal malsano desiderio di autoesaltazione della propria, ma attraente, inutilità. Un processo artistico questo che si avvale della superficie delle cose per arrivare a definire il concetto di ingannevole essenza si sé. Io credo che riprodurre bellezza significa riprodurre l’inevitabile logoramento materico a cui essa è destinata, significa riprodurre disfacimento, torpore e mortalità.
NSC: Questa mostra è uno dei passi di un percorso che hai iniziato da qualche tempo e che arriverà… dove arriverà?
E.G.:Vivo tutte le mie mostre come dei momenti di confronto e di comunione con quello che mi circonda. Amo le esposizioni personali perché sono delle vere e proprie immersioni tacite nell’anima di un artista. Questa mostra è sicuramente un passo importante per la mia attività di pittrice, perché è patrocinata dalle Istituzioni ed è inserita come progetto “PerimetroZero” nel programma di presentazione della giornata sulle politiche giovanili. Nella mostra saranno esposte le opere della collezione sul femminino venusiano, opere di dimensioni non inferiori a 100×100 cm. In questi mesi ho cercato di lavorare sull’interpretazione del soggetto, ponendo l’accento non sulla tecnica pittorica utilizzata, ovvero olio su tela, ma sulla ricerca in chiave stilistica di un linguaggio autonomo e prettamente individuale. Si incontreranno perciò opere di chiaro indirizzo cromatico; rossi e aranci che infiammano volti monocromatici e azzurri dispersi nelle velature di un corpo argentato. Alcune di queste opere saranno poi esposte a settembre in una collettiva patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri per artisti italiani in Finlandia.
NSC: Le tue opere sono sì un omaggio alla bellezza e al divismo, ma giocano anche un po’ con l’immagine della bellezza perfetta?
E.G.: La figura femminile, da sempre emblema della percettività più recondita come immagine sublime e antica, nelle mie opere è artefice della bellezza eterna come concezione astratta e passiva del tempo. Non si tratta della dicotomia tra uomo e donna ma solo dell’esaltazione di un corpo. In questa visione effimera della condizione umana vi sono però dei movimenti incessanti di ispirazione ed espirazione, di attività e di riposo, di alternanza e opposizione che ne determino l’estrema importanza. Come creature ambigue e contraddittorie le mie donne si nutrono di abbondanza e di desiderio (con corde biecamente mediatico-commerciali) divorando e rigurgitando ogni cosa; in loro non vi è contemplazione o sublimazione artistica ma solo una dichiarata manifestazione della dimensione corporea. L’obiettivo è allora quello di sviscerare l’orrido in ciò che solitamente designiamo con il termine “bellezza”.
NSC: Perché solo dive del presente? Le grandi dive del passato Greta Garbo, Marlene Dietrich, le nostre Alida Valli o Sofia Loren non ti ispirano?
E.G.: Questa è una domanda che mi rivolgono spesso nelle interviste e ogni volta non sono capace di dare una risposta precisa. Posso dire di non aver mai lavorato sulla rivisitazione pittorica delle grandi dive del passato perché non c’è stata finora occasione. La scelta dei soggetti pittorici per la realizzazione delle opere non avviene secondo delle regole di selezione ben precise, si tratta semplicemente di una preferenza del tutto istintiva. Solitamente ritraggo volti che mi affascinano per forma e colori, brillanti e freschi nei contorni. Potrei trovare interessante una Sofia Loren perché amo dipingere corpi che abbiano una particolare sensazione tattile. Marlene Dietrich e Greta Garbo, anche se di straordinaria presenza, sono al momento ancora lontane dalla mia visione pittorica. I loro tratti sono troppo decisi per me che invece cerco esitazione.
NSC: C’è uno dei tuoi dipinti che ti piace più di altri?
E.G.: No. Posso dire che con tutte le mie opere ho un rapporto molto conflittuale e non c’è nessun dipinto di cui sono realmente soddisfatta. La verità è che sono molto critica e non mi piace guardare a lungo le mie tele. Iniziare un nuovo dipinto è sempre un momento di crisi. Spesso mi capita di stare male per giorni perché sono particolarmente nervosa e agitata. Forse è proprio per questo motivo che non soffro del distacco dalle mie opere in caso di vendita o commissione. Contrariamente a quanto si può pensare, amo disfarmi dei mie lavori, è per me una sensazione di liberazione.
Progetto Perimetro Zero
IL DIVISMO. RICERCA DEL FEMMININO VENUSIANO NELL’EPOCA CONTEMPORANEA: esposizione di opere di Emanuela Graziani
www.emanuelagraziani.it
Dal 3 maggio al 9 giugno
Sale Informagiovani del XV Municipio del Comune di Roma
Via Greve 105 – 00146 Roma
Tel 06 55290350
Per informazioni:
email: ciggreve@informagiovaniroma.it
web: http://www.informagiovaniroma.it
Sottosito: http://www.informagiovaniroma.it/mun.php?mun=15
Orario di apertura: dal lunedì al sabato 11.00 – 18.00








