100 di questi anni” è un film a episodi, che celebra un secolo di lavoro dell’Istituto Luce, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024, nella sezione Alice nella Città. Sono sette i cortometraggi che uniti formano l’opera, di Michela Andreozzi, Max Bruno, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Francesca Mazzoleni, Rocco Papaleo, Sydney Sibilia, recitati da Rocco Papaleo, Valerio Aprea, Claudia Gerini, Paola Minaccioni, Carlo De Ruggieri, Maria Chiara Giannetta e Francesco Leo. 

I temi sono diversi e variegati: dal matrimonio al cibo, dalla musica all’educazione delle ragazze negli anni ‘50, passando per la bellezza paradigmatica, il legame delle comparse con Cinecittà e perfino i criminali.

Spesso con grande ironia, i cortometraggi mostrano com’era l’Italia, come gli usi e i costumi siano profondamente cambiati e quanto di quel Paese, raccontato dall’inconfondibile voce dei celebri filmati, sia ancora vivo nel tessuto sociale contemporaneo.

L’archivio di cui l’Istituto Luce dispone è ricchissimo, per cui si ha la possibilità di visionare mediante i corti, immagini inedite, ed approfondire aspetti forse del tutto ignoti per una parte di pubblico.

Tra questi spicca ad esempio la presenza di scuole che istruivano le giovani, nel secondo dopoguerra, a prepararsi ad essere mogli perfette, e competizioni che premiavano le donne più adeguate a rivestire il ruolo designato: nel corto diretto da Claudia Gerini, grazie ad un’interpretazione irresistibile di Paola Minaccioni, ci si diverte ma, al contempo, si riflette su quanto profondamente la collettività sia cambiata.

“99 ingredienti + 1” di Edoardo Leo mostra invece un aspetto in qualche modo rimasto invariato negli anni, ossia il rapporto degli italiani con il cibo: ancora una volta si ride – di gusto – ma risulta interessante la piccola indagine linguistica sull’uso metaforico della parola “mangiare”, nella sua variante romanesca “magna’”, per indicare azioni ben lontane dall’ambito alimentare.

Complessivamente i corti forniscono gli strumenti giusti per analizzare presente e passato, in un’opera ironica e adatta ad un pubblico vasto, propenso ad apprendere piccole ma intriganti curiosità.